RIPRENDONO FIATO LE BUFALE PREVIDENZIALI

L’intervento di Michele Poerio, segretario generale Confedir e presidente nazionale Feder.S.P.eV.

“Arieccoci” cari amici e colleghi pensionati con le “fake news” sulle pensioni!

Non sarà che, avvicinandosi la scadenza (31/12/2021) dei taglieggiamenti delle pensioni previsti dalla legge di bilancio del primo governo Conte qualcuno già incomincia a pensare per l’ennesima volta di reiterare ulteriori tagli alle pensioni da 1.500 – 2.000 € lordi mensili in su e alle cosiddette “pensioni d’oro”?

Questo segnale ci giunge dalla CGIA di Mestre tramite il coordinatore del suo centro studi dott. Paolo Zabeo il quale, di tanto in tanto, ci illumina con le sue “pirle” (pardon) perle di saggezza previdenziale.

Infatti ha dichiarato: “paghiamo più pensioni che buste paga”.

Sostiene il dott. Zabeo che al 1° gennaio 2019 la totalità delle pensioni erogate in Italia ammontava a 22,78 milioni numero aumentato a 23 milioni circa tenendo conto del normale flusso di pensionamento e dell’impulso determinato dall’introduzione di “quota 100” a fronte di 22,77 milioni di lavoratori dipendenti.

Pertanto,continua Zabeo, possiamo affermare con una elevata dose di sicurezza che gli assegni erogati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero degli occupati presenti nel Paese”.

In futuro, quindi, secondo Zabeo, non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 300 mld euro anno, pari al 16,7% del PIL.

Si tratta di dati assolutamente fasulli!!!

E qualcuno dica al dott. Zabeo che i pensionati sono numericamente nettamente inferiori ai lavoratori attivi (nel 2019 i lavoratori dipendenti erano 23,5 milioni contro 16,2 milioni di pensionati).

Semmai sono le prestazioni previdenziali di più, ma perché in Italia molti pensionati percepiscono più di una pensione (mediamente 1,45 prestazioni a testa).

È vero che nei primi mesi del 2020 per effetto Covid e “quota 100” i pensionati sono un po’ aumentati (16,4 mln) ed il rapporto tra attivi e pensionati si è un po’ deteriorato passando da 1,44 a 1,36 ma da qui a dire che c’è stato il sorpasso ce ne corre!

La ex ministra del lavoro Catalfo avrebbe dovuto smentire energicamente questi dati fasulli della CGIA, anche perché in Europa simili affermazioni si pagano a caro prezzo!

Non ha perso l’occasione, infatti, il frugale leader olandese Mark Rutte per criticare aspramente la spesa pensionistica da “cicale italiane”nel corso della trattativa sul recovery fund. Né tanto meno l’ex Presidente del Consiglio Conte si è peritato di smentire il Premier olandese forse perché non si vuole fare chiarezza su cosa è spesa previdenziale e spesa assistenziale. La spesa pensionistica “vera”, quella cioè sostenuta dai versamenti dei lavoratori e dei datori di lavoro è di 207 mld e non di oltre 300 che è la spesa aggregata fra previdenza e assistenza (a quando una netta separazione?).

Da rilevare, inoltre, che sui 207 mld di cui sopra lo Stato se ne riprende oltre 50 di tasse per cui il costo delle pensioni “vere” ammonta a circa 155 mld a fronte di un versamento contributivo di circa 185 mld con un attivo di circa 30 mld. Il restante è spesa assistenziale pura che tanto piaceva ai  governi Conte I e II.

Pertanto mente, sapendo di mentire, chi sostiene che la previdenza sia in deficit.

Grossi problemi, inoltre, ci ritroveremo ad affrontare con la scadenza del blocco dei licenziamenti con circa un milione di lavoratori senza rinnovo contrattuale. Cosa faremo? Continueremo ad erogare redditi di emergenza a gogò? Continueremo a spendere montagne di quattrini in assistenzialismo puro? Se questi soldi, invece, fossero investiti nei cantieri e si creassero posti di lavoro, l’argomento pensioni perderebbe qualsiasi forza propagandistica.

Quindi: basta falsità e giù le mani dalle tasche dei pensionati!

Anziché perseverare con provvedimenti o proposte illegittime (rubare quote parti di pensione ai pensionati), avallate, peraltro, da sentenze squisitamente “politiche” della Consulta (vedi sentenza 234/20) per garantire un sistema di welfare di un paese civile è possibile, direi doveroso, lottare finalmente in modo serio contro: la corruzione, l’evasione e l’elusione, il lavoro nero, la burocrazia inefficiente ed autoreferenziale, la giustizia lenta ed ingiusta, il sottofinanziamento della sanità (perché non utilizzare il MES?), la scuola scollegata dal mondo del lavoro, la politica miope ecc.

In tal senso auguro buon lavoro all’attuale governo presieduto dal Prof. Mario Draghi!

Ecco le nuove bufale sulle pensioni

Vi racconto il gran ballo delle mascherine

di Catone Il Censore

25/02/2021, su startmag.it 

Il corsivo sul gran ballo delle mascherine

Nella Roma del Papa Re, Giuseppe Gioacchino Belli sfornava sonetti a tempo perso con critiche severe alla corruzione allora dominante a Palazzo, dai Cardinali ai cuochi ed agli stallieri.

Il suo incarico ufficiale, però, era quello di presiedere la commissione di censura.

In questa veste era al corrente di tanti fatti e misfatti e anche lui di fronte al fascino delle monete sapeva accontentare i propri amici, trovando sagaci scappatoie.

Quando Giuseppe Verdi e l’editore Ricordi lo andarono a trovare perché l’opera “Gustavo III” veniva vietata in tutti gli Stati e Statarelli dell’Italia di allora, fu lui che, in cambio di qualche cortesia, trovò la soluzione: mutare il luogo dell’azione (dal Regno di Svezia alle colonie americane) ed il titolo (dal nome di un Re morto ammazzato durante una festa a Corte a quello, più prosaico, di «Un ballo in maschera»).

Oggi chi si aggira nel riquadro 49 dell’Altipiano del Cimitero Monumentale Campo Verano di Roma, dove c’è la tomba della famiglia Belli, sente bisbigliare, canticchiando, «ballo in mascherine». Pare che l’anima del poeta stia verseggiando un sonetto sulla vicenda tragicomica delle mascherine e delle supposte tangenti (altro che qualche monetina da Casa Ricordi!) che la avrebbero accompagnata….continua a leggere ⇒ IlGranBallodelleMascherine_startmag_25.2.21

Le scomode verità di Itinerari Previdenziali sul welfare italiano

di Mara Guarino

Nel 2019 l’Italia ha destinato al welfare il 56,08% dell’intera spesa statale: una percentuale che, nonostante il debito molto elevato, colloca il Paese ai vertici delle classifiche mondiali e che, come puntualizzato dall’Ottavo Rapporto Itinerari Previdenziali, smentisce il luogo comune secondo cui si spenderebbe poco per le prestazioni sociali.

… continua ⇒ Le scomode verità di Itinerari Previdenziali sul welfare italiano_16.2.21

VIII Rapporto – Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano

Ottavo Rapporto – “Il Bilancio del Sistema Previdenziale italiano – Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2019”

Redatto sulla base della rigorosa rilevazione dei dati dei bilanci consuntivi degli Enti di Previdenza, il Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale rappresenta l’ideale continuazione delle pubblicazioni un tempo realizzate dal Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, costituto dalla legge n.335/95 e cessato nel 2012. Oggi curato dal Comitato Tecnico Scientifico e dagli esperti del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, molti dei quali già componenti o collaboratori del NUVASP, il Rapporto rappresenta quindi un unicum nel panorama italiano, in quanto unico strumento in grado di offrire – all’interno di un solo documento – sia una visione d’insieme del complesso sistema previdenziale italiano (inteso nell’accezione più ampia del termine) sia una riclassificazione all’interno del più ampio bilancio dello Stato della spesa sostenuta per il welfareche rappresenta ormai il 56% dell’intera spesa pubblica.

Giunto nel 2021 alla sua ottava edizione, lo studio illustra gli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi delle differenti gestioni pubbliche e privatizzate che compongono il sistema pensionistico obbligatorio del Paese (inclusi gli andamenti delle Gestione per gli interventi assistenziali GIAS e dalla Gestione Prestazioni Temporanee GPT per le prestazioni di sostegno al reddito), mettendo in particolar modo in evidenza le principali variabili – numero degli iscritti attivi, numero dei pensionati, contribuzione media e pensione media – che concorrono a determinare l’andamento dei saldi.

A ciò si aggiunge un’analisi delle dinamiche della spesa estesa a un arco temporale di ben 31 anni, con il preciso intento di fornire a esperti del settore, policy maker e organismi (nazionali e internazionali) indicatori utili a definire la sostenibilità finanziaria di breve e lungo termine del sistema, così come l’adeguatezza delle prestazioni fornite. Sempre a tal fine, dunque, il documento offre un approfondimento dei tassi di sostituzione pubblici (e complementari) per differenti carriere e scenari, nonché una valutazione sulla progressione nel tempo del rapporto tra spesa totale per il sistema di protezione sociale e PIL.

Non da ultimo, in linea con le precedenti edizioni, l’Ottavo Rapporto approfondisce infine la spesa sanitaria pubblica e privata e i principali numeri del sistema di welfare complementare: tutti elementi – peraltro ancora più rilevanti alla luce anche di una valutazione prospettica dell’impatto dell’epidemia di COVID-19 sui conti pubblici del Paese – che consentono di realizzare un bilancio, qualitativo e qualitativo, delle principali tendenze del sistema di protezione sociale italiano.

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La CEDU condanna l’INPS

L’INPS CONDANNATO DALLA CEDU

A molti sarà sfuggita una notizia pubblicata su Libero del giorno 12/02/21, a pag. 15.

L’INPS è stata condannata dalla CEDU a restituire i denari che l’INPS aveva ingiustamente preteso da una pensionata (A. Casarin, insegnante torinese): si tratta di  una somma (14.000 euro) erogata alla stessa, per un errore contabile dell’INPS stesso.

Tra il 1998 e il 2004 la Signora avrebbe percepito una indennità, attribuitale inizialmente dall’INPS per 7 anni (fino al 2004) e poi sospesa nel 2004 dall’INPS stesso, con la richiesta di rimborso.

La CEDU – cui  l’insegnante si era rivolta – ha stabilito che la richiesta dell’INPS (convalidata da vari tribunali italiani) ha violato il diritto alla proprietà privata. Per la CEDU l’insegnante non ha alcun tipo di colpa per un errore commesso esclusivamente dall’INPS, che aveva ritenuto giusto erogarle l’indennità in questione. Non solo, ma la CEDU ha rimarcato che i vari tribunali italiani hanno messo a carico della sola donna l’errore commesso dall’INPS, ente che non ha neppure tenuto conto del fatto che la signora era andata in pensione anticipata, per una grave malattia invalidante.  La donna aveva una pensione di 1200 euro/mese, da cui l’INPS ha detratto per anni 200 euro/mese per ” recuperare il proprio errore”.

MORALE: INPS, un ente che regala assistenza ai migranti e toglie denari a chi ha versato contributi, per una vita lavorativa.

Complimenti, TRIDICO !

NB) A proposito. Il “magico” DRAGHI che farà di TRIDICO? Se lo terrà o lo cambierà? Ancora. Questo “magico governo” separerà finalmente l’ASSISTENZA dalla PREVIDENZA e TOGLIERÀ ai PENSIONATI le GABELLE che li torturano, dal 2011 ad oggi?

Ah, saperlo, saperlo !!!|

Leonida

Ma che governo è?

articolo di Stefano Biasioli, 13 febbraio 2021

Per tutta la durata della crisi ce ne siamo stati zitti, ma adesso no. Adesso proprio no.

Siamo passati dai conti ai draghi. Da un governo giallo-verde (prima) a un governo giallo-rosso (poi) a un governo giallo-bianco (ora). Con un bianco quirinalizio che rischia di diventare grigio, abbastanza rapidamente.

         Draghi ha messo sotto controllo dei suoi tecnici i ministeri a valenza economica, come programmazione e come spesa. Gli altri ministeri li ha indicati Mattarella… ai partiti sono rimaste solo le briciole: ministeri senza portafoglio o ministeri solo teoricamente importanti.

         Chi ha vinto e chi ha perso ? Hanno perso i partiti che hanno detto si all’ennesimo governo imposto dall’alto e ha vinto il Quirinale, che ha imposto l’ennesimo governo di sinistra, anzi di centro-sinistra. In cui il centro-centro è dato dai brandelli di Forza Italia e da un lega salviniana, con Salvini che ha perso la bussola.

“L’amico Draghi”ha concesso a Berlusconi solo frattaglie: il redivivo Brunetta torna alla Pubblica Amministrazione (dove aveva già creato il caos con le sue norme premiali incasinate); la Gelmini va alle Autonomie (vedremo se darà l’autonomia al Veneto!), in chiaro contrasto con la collega Gelmini (che dovrà invece favorire il SUD!). Quindi, litigi in casa.

E la LEGA? Si è sistemato Giorgetti (l’amico di Draghi!) cui compete il ministero dello sviluppo economico, comunque condizionato dagli uomini di Draghi nei settori essenziali.

Paradossale è l’assegnazione alla veneta Stefani (avvocato!) della delega alla disabilità, di cui costei non sa nulla. A Garavaglia un ministero tutto nuovo (e da creare da zero), quello del turismo. Con o senza lo sport?

E la Lega dovrà masticare duro, perché restano ai loro posti la Lamorgese (Interno) e Speranza (Sanità)… nonostante i borborigmi leghisti…

Il PD si è tenuto 3 caselle pesanti: Difesa (Guerini), Lavoro (Orlando), Franceschini (immarcescibile, ai Beni Culturali).

Di Maio si è tenuto la Farnesina;a D’Incà (rapporti con il parlamento), Dadone (retrocessione alle politiche giovanili), Patuanelli (politiche agricole) vanno ministeri marginali, come ci ha dimostrato la prassi degli ultimi 36 mesi. Ma enorme è stata la fregatura! Infatti il fantomatico ministero della transizione economica è andato ad un fisico estraneo alla Lega, Cingolani. Veramente un bel successo per Grillo e per chi ha votato si, sulla piattaforma digitale.

Per Matteo Renzi, solo le pari opportunità (Bonetti), con la Boschi rimasta a terra.

Per la Triplice, un governo “non amico” (nonostante le loro speranze): basta solo un nome, Brunetta !

È un governo maschilista (alla faccia di Zingaretti), un governo giallo-bianco. Draghi avrà la fiducia del parlamento (tutti appecorati, tranne la Meloni e frange dei 5S), ma questo governo avrà una vita difficile, a partire dalle scelte sui migranti e dalla prosecuzione della caotica gestione della pandemia.

Noi siamo sempre più convinti che Salvini abbia sbagliato strategia, per la terza volta su tre.Doveva lasciare che il Berlusca amoreggiasse con Draghi e prendere le distanze dall’ennesimo governo condizionato dalla sinistra e da chi pensa che la UE sia madre e non matrigna!

AMEN !

Ci sono due governi Draghi: ai tecnici il Recovery, ai politici le rogne.

… L’analisi di Pennisi su Formiche.net del 13.02.2021

Tra tecnici e politici, come opererà il Governo e il suo doppio? Difficile fare previsioni quando riguardano l’avvenire, ma ci sono quattro possibilità: una competizione capitalistica, un’emulazione socialista, una coesistenza pacifica o una guerra più o meno fredda.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato poco più di una settimana fa il prof. Mario Draghi di formare un governo. E quest’ultimo gliene ha portati due, oppure “uno al quadrato” oppure ancora, per dirla con Bertold Brecht, “un Governo e il suo doppio”.

Se si esamina l’elenco dei ministri che questa mattina hanno prestato giuramento, risulta chiara la differenza tra tecnici e politici. I primi sono stati selezionati con cura per affiancare il presidente del Consiglio nel predisporre le riforme e i progetti d’investimento che costituiranno l’essenza di un Piano di Rilancio e Resilienza (Pnrr) la cui ultimo bozza predisposta dal Governo Conte II è stata letteralmente fatta a pezzi dai consulenti istituzionali del Parlamento: ufficio studi di Camera e Senato, Ufficio Parlamentare di Bilancio, Istat, Banche d’Italia, chi più ne ha più metta incluso anche il mansueto Cnel.

CONTINUA

La beffa delle pensioni: assegni in anticipo e tagli a chi ce l’ha

Da ilpuntopensionilavoro.it – 02.02.2021

Indubbiamente complice la pandemia di COVID-19, l’ultima Legge di Bilancio crea le pericolose premesse per un aggravio del disavanzo INPS: tra le scelte difficili da comprendere prepensionamenti, sistema di adeguamento all’inflazione e tagli agli assegni più alti. Il Punto di Vista di Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali .

Altro che Quota 100! La legge di bilancio per il 2021, complice la pandemia da COVID-19, crea le premesse per un aumento del deficit INPS di notevoli proporzioni: se nel 2018 e nel 2019 la differenza tra entrate e uscite per prestazioni, al netto dei trasferimenti dello Stato, segnava un disavanzo di 20,8 miliardi (pari al 10% delle entrate), nel 2020 la previsione è di circa 28 per superare i 30 nel 2021. Anche dal punto di vista dei trasferimenti dal bilancio dello Stato all’INPS per le attività assistenziali previsti nella manovra finanziaria annuale la progressione è evidente: 105,6 miliardi nel 2018, 114,2 nel 2019 e molti di più (forse 120) nel 2020 e 21. In aumento pure il numero dei pensionati. Si passerà dai 16,035 milioni del 2019 ai 16,16 del 2020 e ai 16,21 del 2021.

Certo non è tutta colpa della politica. La crisi sanitaria ci ha messo la sua mano, leggendo però i provvedimenti si resta, pur in periodo pandemico, abbastanza perplessi. Sicuramente è vero che siamo in presenza di una grave crisi occupazionale ma scaricare tutto sulle pensioni come negli anni peggiori della Repubblica (fino al 1991 ci furono oltre 600mila prepensionamenti, altrettante baby pensioni ed età di pensionamento inferiori ai 55 anni, un macigno che grava ancor oggi sul sistema) è sbagliato: errare è umano, mettere sul groppone delle future generazioni un altro peso è diabolico.

Nella migliore, si fa per dire, tradizione dei governi di centro-sinistra ma non solo, la legge prevede due pesi e due misure. Da un lato, una specie di “liberi tutti” con un lungo elenco di possibilità di pensionamento anticipato rispetto alla tanto difesa (a parole) legge Fornero, a partire da Quota 100, criticatissima da tutti ma applicata esattamente come l’aveva prevista il governo gialloverde. Eppure la possibilità di alzare almeno a 64 anni l’età minima c’era soprattutto viste le feroci critiche, lato PD, al provvedimento. Avremmo avuto qualche medico e insegnante in più e qualche miliardo in meno di costi. Si prosegue con APE sociale, lavoratori precoci, opzione donna. Ci sono poi l’aumento dei contratti di espansione per aziende sopra i 250 dipendenti che si ristrutturano prevedendo prepensionamenti con 5 anni di anticipo rispetto all’età di pensione, gli sconti NASpI e CIG, la proroga dell’isopensione per tutte le imprese sopra i 15 dipendenti che si ristrutturano, con prepensionamenti di ben 7 anni di anticipo (quasi tutto a carico delle imprese). Dulcis in fundo la nona salvaguardia per 2.400 persone con regole ante Fornero. Età medie di pensionamento intorno ai 60 anni e quasi 150mila pensionati in più. Dal lato delle entrate va anche peggio: sconto totale sui contributi per le assunzioni di under 36 per 36 mesi (48 al Sud), sconto totale per 2 anni nel caso delle donne over 50, sgravi contributivi al 30% per tutto il Sud fino al 2029 (ma occorre l’ok della Commissione UE) e infine altre 12 settimane di cassa integrazione COVID.

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