Fine del lockdown…..

… un commentino….

Cari Amici dell’APS-Leonida, poiché sta riprendendo una parvenza di vita normale, Vi raggiungiamo oggi con alcune “notiziole” che riguardano la nostra vita di pensionati.

La Corte Costituzionale deciderà in merito ad uno dei tanti ricorsi contro la Legge 145/2018 il 20 ottobre prossimo.

Si tratta di una data soddisfacente date le premesse e dato il blocco dell’attività della magistratura nel corso di questi mesi.

  1. Non sappiamo, ad oggi, chi sia stato il promotore di questo ricorso ma tutto ci fa pensare che si tratti del ricorso di alcuni magistrati, supportati dal Prof. Massimo Luciani di Roma.
  2. Per nostra fortuna la Presidenza Cartabia alla Corte Costituzionale scadrà il 30 settembre 2020. Essendo noto che costei si era ripetutamente espressa in passato a favore dei tagli pensionistici che subiamo dal 1° gennaio 2019, questo rappresenta un piccolo punto a favore dei nostri ricorsi.
  3. È peraltro evidente che i buchi neri del bilancio dello Stato del bilancio dell’INPS potrebbero nuovamente – come avvenuto negli anni precedenti – giustificare questi ennesimi furti da noi subiti, travolgendo di fatto la sostanza delle ultime sentenze della Consulta stessa.
  4. Prepariamoci quindi a nuove battaglie, una delle quali potrebbe essere legata alla mancata finalizzazione dei 300 milioni annuali sottratti alle nostre tasche. In effetti la domanda è: in quale capitolo del bilancio INPS 2019 sono stati inseriti i denari che mensilmente ci vengono tolti?

Ah, saperlo !

Comunque sia, è da RITENERE MERITORIA l’iniziativa del CNEL che – NUOVAMENTE – richiede al Governo la separazione della gestione della previdenza rispetto all’assistenza, ipotizzando anche una possibile chiara, nuova gestione degli aspetti assistenziali (da semplificare nelle voci di erogazione), anche con il ricorso a strutture apposite.

Chi ci segue da anni, sa che si tratta di una nostra “vecchissima” richiesta, finora inascoltata da parte dei vari governi e dai vari presidenti Inps, in particolare da Tito Boeri e Pasquale Tridico.

Chi vivrà……

I virologi stiano zitti….

…sono più letali del Covid.

Articolo di Pietro Senaldi su “Libero” di oggi 2 giugno 2020

Virologi più pericolosi del Covid: ora zitti – Non ne hanno azzeccata una eppure sono diventati star TV e adesso contestano i dottori sul campo. Meglio che tacciano.

… continua a leggere… Libero_2.6.20_pag_1-7

Altra NOTIZIA IMPORTANTE !

… ulteriore aggiornamento ricevuto oggi…

….. “Altra pronuncia a sostegno delle nostre posizioni in materia previdenziale è giunta dalla Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per la Lombardia che ha sospeso il giudizio in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità costituzionale dell’art.1, co.261-268, l. 145/2018.

Questa pronuncia sono un incoraggiamento per la nostra Confederazione.

Continuiamo a lavorare, fedeli ai nostri ideali.

Colgo l’occasione per augurarvi buona festa della Repubblica, che segni un nuovo inizio per il nostro Paese.

Un caro saluto

Michele Poerio
(segretario Generale Confedir)

Roberto Mencarelli
(Presidente APS-Leonida)

IMPORTANTE ! … prima udienza alla C. Costituzionale…

Cari Tutti, 

in questo tempo così difficile per il nostro Paese, abbiamo il piacere di comunicarVi che è arrivata la prima pronuncia relativa ai ricorsi da Noi promossi avverso le misure in materia pensionistica, contenute nella Legge di bilancio n. 145/2018. La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Veneto con ordinanza del 19-5-20 (trattasi di pensioni militari) ha sospeso il giudizio sino alla definizione dei giudizi di legittimità costituzionale. È un primo passo! Ci auguriamo che non solo le altre Corti si pronuncino in tal senso, ma che vadano oltre rimettendo le questioni da Noi sollevate alla Corte Costituzionale, che terrà la prima udienza il:

20 ottobre p.v.

… seguiranno ulteriori notizie appena avremo altri dettagli.

Cogliamo, altresì, l’occasione per leggere  un articolo a firma del Prof. Michele Poerio e Dott. Carlo Sizia sul Dl rilancio pubblicato su Start Magazine del 24 u.s.  Decretone cosiddetto di Rilancio

DECRETONE COSIDDETTO di “RILANCIO”

Articolo del Prof. Michele Poerio e Dott. Carlo Sizia

Il 13/05 il Consiglio dei Ministri, dopo molti contrasti tra le forze di maggioranza, ha finalmente approvato il decreto legge cosiddetto di “rilancio” del Paese dopo l’emergenza sanitaria del corona-virus e la conseguente crisi economico-finanziaria e sociale in atto.

Al momento dell’approvazione anzidetta mancavano tuttavia numerosi dettagli essenziali, per cui la pubblicazione in G.U. é stata posticipata di alcuni giorni (d.l. n. 34, in G.U. dal 19/05/2020).

Il decreto in esame integra o supera i precedenti decreti “cura Italia” n. 18/2020 del 17/03 e “liquidità” n. 23/2020 dell’8/04 u.s.

Bisognerà ora vedere le modifiche che il decreto “rilancio” subirà in sede di conversione in legge e quante delle promesse del provvedimento troveranno effettiva e sollecita attuazione. Le esperienze precedenti non consentono facile ottimismo.

Il contenuto del “decretone” vale circa 55 mld. di €, tutti in deficit grazie all’allentamento dei vincoli europei stabiliti dai patti di stabilità, anche da noi sottoscritti e momentaneamente sospesi.

I 266 articoli del provvedimento destinano: …continua a leggere… Decretone cosiddetto di Rilancio

PIA, NINO, ADA, GINO…..PIANINO, ADAGINO

di Stefano Biasioli – martedì 19 maggio 2020

“Pia, Nino, Ada, Gino….andavano in giardino….Quanti erano e come si chiamavano ?”

            Ricordate la filastrocca, che cantavamo da piccolini? Secondo me si adatta bene alla situazione attuale.

            SANITÀ ITALIANA

            Regole generali e finanziamento centrale, vincolato da decenni dal problema deficit/PIL, con ovvii tagli ai finanziamenti.

            Gestione regionale, con estreme differenze in tema di organizzazione e di organici. Differenze non solo tra Nord e Sud, con i migranti sanitari dal basso all’alto del paese. Ma anche tra le regioni confinanti del Nord. Un esempio su tutti. L’andamento del COVID-19, ben diverso tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli V.G.

            Strutture centrali: CONSIP, ISS, AGENAS, Ministero Salute….tutti largamente inadeguati all’emergenza. Tutti bypassati da una “ Task force” scelta da Conte e Speranza. Domanda: e il Consiglio Superiore di Sanità, che fine ha fatto?

            Gestione regionale: ha funzionato dove la filiera gestionale dell’emergenza è stata molto corta. In Veneto: Zaia, 2 assessori (sanità e protezione civile), 2 tecnici: Dottoressa Russo e Prof. Crisanti. Filiera corta, con il Governatore  che si è fidato dei suoi tecnici. Noterella. La Dottoressa Russo aveva già scritto il piano emergenziale all’inizio di Gennaio 2020.

MORALE:

chi potrà, domani o dopodomani, dire che è doveroso tornare alla gestione  centralizzata del SSN?

….. Art_Stefano Biasioli_PIA-NINO-ADA-GINO_19.5.20

NON FINISCE QUI

di Stefano Biasioli – lunedì 18 maggio 2020

pubblicato su Startmag.it

Come ogni giorno, domenica,  alle ore 12.30, ci siamo sorbiti la conferenza stampa di Zaia, dalla sala della Protezione Civile di Mestre.

I NUMERI

Ha snocciolato i soliti numeri che testimoniano, per grazia ricevuta, il calo della virosi in Veneto.

A differenza dei 500 esperti nazionali, il “gruppo di lavoro veneto” non ha sbagliato le previsioni sull’andamento del virus. Dal 3 maggio u.s., i letti occupati in T.I. (terapia intensiva) sono calati da 99 a 50 e il numero dei ricoverati è sceso da 1.056 a 601. Ma, dato ancor più significativo, al 17/05 il numero dei pazienti – ancora positivi- ricoverati in Veneto è pari al 50% di tutti i pazienti attualmente ricoverati per virosi  (322 in tutto).

Battaglia vinta? No, risultato importante ma non ancora definitivo. L’esito finale dipenderà da tante cose, dal lato virus (suo imborghesimento, effetto  del caldo sul virus) ma soprattutto dal comportamento di ogni cittadino veneto: tutela personale, ossia mascherine, distanza, buon senso civico.

IL RETROSCENA

Numeri positivi, notizia importante. Ma, ancor più “succoso” è stato il retroscena romano, raccontato. L’iniziale DPCM prevedeva che la nuova fase della virosi guidata dalle LINEE GUIDA INAIL, ossia da quelle che prevedevano rigidamente ampi spazi perché potessero essere riaperte le attività commerciali, i bar, i ristoranti, le spiagge. Venerdì, dopo un lungo incontro telematico tra Governo e Regioni, si era convenuto che le linee guida da rispettare non fossero quelle INAIL ma quelle unitariamente proposte dai Governatori.

Tutto a posto? Neppure per sogno! Nonostante i racconti di Conte a telecamere riunite, la bozza successiva del DPCM “sfumava l’accordo di venerdì notte”, costringendo i Governatori a chiedere un nuovo incontro notturno (ore 1-3 della notte di domenica 17) in cui alla fine, Conte accettava di includere nel testo finale del DPCM le linee guida regionali, sia come parte integrante del testo che come allegato allo stesso.

Perché Conte ha accettato questo cambio di passo? Perché pensa di aver gettato sulle spalle dei Governatori l’eventuale ripresa della virosi. Il Nostro, dopo mesi in cui ha cercato vanamente di “fare il Duce ovvero il Churchill” – ovviamente incartandosi sempre di più e caricandosi di errori di cui un giorno risponderà-, adesso cerca di scaricare i possibili ri-contagi sui  responsabili regionali. Dicendolo anzi esplicitamente  a Zaia, Bonaccini, Toti e C.

ZAIA e C. non si sono tirati indietro ed hanno accettato la sfida, con grande senso di responsabilità. Perché l’hanno fatto? Perché contano sul grande senso civico e di autotutela del 95% dei loro cittadini, ormai istruiti sul pericolo del contagio.

Però… però nelle stesse ore il viceministro Sileri, evidentemente fuori tempo e fuori luogo, sparava dichiarazioni a raffica, attribuendo alle Regioni ogni nefandezza relativa al Covid-19 e sparlando a favore di una modifica del titolo V° della Costituzione, ossia del ritorno dell’intera gestione sanitaria (ordinaria e emergenziale) a carico dello Stato.

Quello Stato e quei “corpi statali” che sono stati colpevolmente carenti, come tempi e come scelte.

E, invece…

L’AUTONOMIA REGIONALE

I fatti hanno ampiamente dimostrato che, nell’80% dei casi, le Regioni hanno affrontato in modo adeguato la pandemia, usando armi e munizioni da loro autonomamente procurate, visto che quelle ripetutamente promesse dal Governo avevano-hanno fatto la fine del promesso denaro pubblico: sono arrivate in ritardo, con il contagocce, in quantità insufficiente .

E che dire delle LINEE GUIDA COMPORTAMENTALI/STRATEGICHE?

Quelle nazionali, confuse e anch’esse in ritardo, sono state emanate dopo le drastiche ma adeguate scelte di Zaia: blindare VO’ EUGANEO, tamponare infettati / parenti / contatti / sanitari, creare in ospedale percorsi COVID e non COVID, potenziare le pneumologie – le malattie infettive – le T.I., usare tutto l’armamentario medico e strumentale possibile e immaginabile.

Scelte terapeutiche responsabili (basate sull’esperienza), in assenza di LINEE GUIDA FARMACOLOGICHE SICURE, nazionali, europee, statunitensi o cinesi.

Perché tanti morti tra i medici e i sanitari? Perché questi Colleghi sono stati mandati a combattere a “mani nude”, ossia con carenza di guanti, mascherine, camici, disinfettanti. Soprattutto nel critico periodo dal 12 febbraio al 23 marzo, in Veneto. Tempi un po’ diversi, altrove, ad esempio in Lombardia e Piemonte.

LE REGIONI SONO STATE ALL’ALTEZZA. E, nei fatti, hanno dimostrato che l’AUTONOMIA REGIONALE È UN VALORE, anche in sanità. Hanno dimostrato che AUTONOMIA E’ RESPONSABILITÀ, da parte di chi governa e da parte di chi è governato.

CONTE NON HA AVUTO FIDUCIA negli ITALIANI e LI HA TRATTATI da SUDDITI, da Febbraio ad oggi. E vuole trattarli da sudditi fino al 31 Dicembre 2020, perché questa è la data prevista per la FINE dell’EMERGENZA , nel Decreto Legge che va  in G.U. lunedì 18.

Capite? Conte vuole bloccare ancora la democrazia italiana, rinviando ancora le elezioni regionali, bloccando l’attività scolastica, bloccando le attività ludiche di gruppo, chiudendo le Chiese.

Anche di questo dovrà rispondere. Non solo del fallimento strategico nella virosi, non  solo del fallimento economico (da regole tardive e pasticciate e da mancata erogazione di sussidi “veri” ai settori fondamentali della nostra economia) ma anche  dell’aver incattivito gli italiani, dimenticando il motto romano “panem et circenses”.Non avendo né il companatico né lo svago, dopo 75 giorni  di clausura coatta, gli italiani si incazzeranno di brutto. Presumo. Si incazzeranno, se non vogliono fare la stessa fine dei migranti irregolari: vivere di miseri sussidi di stato, concessi dal “signore” di turno. Questo è il vero cattocomunismo, che va bene al PD, ai 5S, a Mattarella, a chi occupa- purtroppo- il soglio pontificio.

Neppur degno di baciare i piedi ai 2 Papi che l’hanno preceduto. Già, qualche volta lo Spirito Santo non entra neppure nel Conclave. Purtroppo.

Ad maiora!

Stefano Biasioli
Primario ospedaliero in pensione

(LINK per scaricare il testo in PDF)

PENSIERI in LIBERTÀ da “vecchio” Medico…

di Stefano Biasioli – venerdì 15 maggio 2020

Da vecchi medici Noi sappiamo per esperienza che “la scienza o presunta tale” cozza contro la medicina pratica e con la prassi.

C’era una malattia da affrontare, un virus su cui si sa poco, tranne che è partito dalla Cina, forse in Ottobre (giochi militari) e su cui c’è stato per almeno 2 mesi un silenzio cinese, con la OMS che ha dimostrato la sua inutilità dicendo tutto e il contrario di tutto. Idem in Italia, dove tutti i membri governativi + ISS + AIFA + AGENAS  hanno colpevolmente taciuto e si sono fatti trovare impreparati. Pensate alle partite a Milano, Spezia, Torino.

Il SSN è fragorosamente crollato e, per fortuna, varie sanità regionali hanno avuto gente capace. Più nel Triveneto, che in Piemonte e Lombardia.

Adesso il virus sta scemando e “questi noti” vorrebbero farci continuare ad essere “sudditi con la mascherina fino a Natale”, sospendendo i diritti civili e distruggendo l’economia. Pensa al turismo, ai ristoranti, al piccolo commercio.

Per i farmaci, idem. Avrebbero voluto che “i nostri” combattessero a mani nude in attesa di “studi controllati e di linee guida futuribili”. Per fortuna “i nostri” hanno capito alcune cose essenziali: in ospedale, zone Covid e non Covid, potenziamento delle malattie infettive e delle pneumologie, uso “molto attento” della rianimazione (dopo la botta iniziale)”.

E “i nostri” hanno fatto uso dei farmaci “off label”, alla faccia della task force romana. Plaquenil, antinfiammatori, miscele varie, eparina a basso peso molecolare (data la scoperta della CID), plasma, plasmafiltrazione, cartucce chelanti la IL6. Molti si sono dimenticati del complemento e hanno puntato tutto sui linfociti B.

Sono morte 32.000 persone “DI COVID o CON COVID”. Ho rispetto per i morti, ma 32.000 su 60 milioni…. e, nel frattempo, è raddoppiato il numero dei morti di infarto e sono stati trascurati gli oncologici.

Adesso, giustamente, la gente vorrebbe sapere se è sana, se è portatrice sana, se ha avuto la virosi. Ma fare i tamponi e i test venosi è difficilissimo.

Perché ?

Perché ? Dobbiamo tutti restare nel dubbio, odiare i vicini, visitare i malati senza toccarli o guardarli in faccia. Mi fa paura la FIMMG che (Casarà, 3 gg fa a Venezia) pensa di risolvere i problemi sanitari italiani con i 320 milioni stanziati l’anno scorso (con la finanziaria) per comperare supporti di telemedicina. Da mettere a casa…di quanti vecchietti o malati vari?

Come sarà pagato questo loro tempo e quante volte ricorreranno- in seconda battuta-  agli specialisti (cardiologi, internisti etc), che lavoreranno gratis o no?

Prima dei presìdi (ECG; Holter a domicilio) va fatto il cip anamnestico da inserire sulla carta sanitaria;

prima dei presìdi va fatta la diagnostica automatizzata dei referti (ci sto lavorando, con il mio caro amico R. S.,  da 15 anni e siamo a buon punto…) …occorre tornare alla semeiotica di base e alla maieutica col paziente.

Ma, di tutto ciò, la FNOMCEO non parla, come non ha fatto nulla di serio/significativo per i Colleghi andati al macello a mani nude e per gli orfani e le vedove. Sono stati più vivaci gli infermieri.

Un abbraccio a Tutti,

Stefano Biasioli
Primario ospedaliero in pensione