Salute e Ricerca – Pnrr, che cosa c’è (e non c’è) per la Sanità

5 maggio 2021

L’intervento del Prof. Michele Poerio, segretario generale Confedir e presidente nazionale Federspev

Sono profondamente convinto che Mario Draghi sia uno dei pochi uomini in Italia che può tirarci fuori dalle secche in cui ci siamo arenati e farci riprendere una navigazione relativamente tranquilla in un mare ancora molto agitato.

Condivido, in linea di massima, il suo Pnrr (Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza) ma ho varie perplessità sulla parte sanitaria (da vecchio Primario ospedaliero e Direttore di Dipartimento chirurgico che ha convissuto per oltre 40 anni sia con una medicina squisitamente clinico-chirurgica, sia gestionale).

Questo piano individua la casa come “primo luogo di cura”. È notevole, infatti, l’offerta di assistenza domiciliare per anziani, pazienti fragili o affetti da pluripatologie croniche, assistenza che fino ad oggi è stata pressoché assente, a parte qualche timido tentativo in Veneto e in poche altre regioni.

È incontestabile che l’organizzazione della sanità nel nostro Paese sia stata, fino ad oggi, improntata ad una visione prevalentemente ospedalocentrica… continua a leggere su ⇒ startmag.it

Sulla sanità nel Pnrr ci voleva più coraggio. Cosa manca (e come correggere)

Giuseppe Pennisi, 04.05.2021

I 19 miliardi previsti nel documento possono “fare la differenza” in un comparto in cui gli stanziamenti sono stati erosi gradualmente da circa vent’anni, come si tocca con mano, nonostante l’eroismo degli addetti ai lavori, da quando siamo alla prese con la pandemia. Questa cifra, però, va esaminata con attenzione. Il commento di Giuseppe Pennisi

La Sanità non è stato uno dei comparti per il quale Mario Draghi ha dovuto chiedere the quality of mercy a Ursula von der Leyen prima di inviare il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) al Parlamento ed indi a Bruxelles. Vuol dire che va tutto bene? Che non ci saranno sorprese in fase di approvazione delle proposte italiane da parte del Consiglio europeo?

Come ha commentato questa testata un paio di settimane fa, i 19 miliardi previsti nel documento possono “fare la differenza” in un comparto in cui gli stanziamenti sono stati erosi gradualmente da circa vent’anni, come si tocca con mano, nonostante l’eroismo degli addetti ai lavori, da quando siamo alla prese con la pandemia…. CONTINUA A LEGGERE ⇒ Sulla sanità nel Pnrr ci voleva più coraggio_4.5.21

Ordine Prov. dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Vicenza

“Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2”  (aggiornata al 26 aprile 2021)

Pensioni salve per la maggior parte dei medici vaccinati anti-Covid

Non ci sarà alcuna sospensione della pensione per quei medici in pensione, sia di vecchiaia sia anticipata, che si rendano disponibili per fare vaccinazioni attraverso un incarico di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa.

Il chiarimento arriva da una circolare che l’Inps ha concordato con il Ministero del lavoro.

La condizione, spiega un comunicato dell’Istituto pubblico, è che l’incarico sia assegnato ai sensi dell’articolo 2 bis del decreto legge 18/2020 e comunque non oltre il 31 dicembre 2021. E in tal caso la compatibilità vale anche per i titolari di pensione attivata in quota 100 che siano ancora al di sotto dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, al raggiungimento della quale reddito pensionistico e altro reddito da lavoro diventa cumulabile.
In sintesi, dunque, i redditi derivanti ai medici dallo specifico incarico attribuito sono pienamente compatibili con la titolarità di una pensione di vecchiaia, anticipata o quota 100.

AGENZIE DI SOMMINISTRAZIONE
Per quanto riguarda i medici assunti invece tramite un’agenzia di somministrazione lavoro, il reddito è cumulabile con la pensione di vecchiaia e con quella anticipata, ma non con quella “quota 100”. Per particolari fattispecie quali pensione di lavoratori precoci ed attraverso APe sociale, le condizioni sono dettagliate, insieme a quelle già descritte, nella circolare Inps 70/2021.

CHI RESTA PENALIZZATO
Il contestato articolo 3-bis continua invece a penalizzare i medici pensionati che non rientrano nei casi citati. Ad esempio la pensione dovrebbe essere sospesa ai medici assunti direttamente dalle Asl (e non dalle agenzie di somministrazione) con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato invece che con contratto di lavoro autonomo. Verrebbero penalizzati anche i pensionati che ricevano incarichi di lavoro autonomo oltre il 31 dicembre 2021.

Per questo Enpam continua a chiedere l’abrogazione della norma introdotta il 12 marzo scorso. A quanto risulta al Giornale della Previdenza, l’emendamento presentato dalla senatrice-medico Maria Rizzotti – che risolverebbe il problema –, è stato giudicato ammissibile e figura tra quelli segnalati per essere approvati.

Enpam, assurdo togliere la pensione ai medici anti-Covid
L’Enpam denuncia l’insensatezza di una norma, introdotta il mese scorso, che obbliga gli enti di previdenza a sospendere la pensione ai medici che accettano di aiutare le Asl per far fronte all’emergenza Covid.

“È curioso che un lavoratore autonomo libero professionista disponibile a fare un nuovo lavoro di utilità collettiva debba veder sospeso il reddito differito derivante legittimamente da un suo precedente lavoro”, commenta Alberto Oliveti, presidente dell’ente di previdenza dei medici e dei dentisti.

“Assurdo che un medico che lavora e che rischia non venga pagato – continua Oliveti –. Chiediamo al governo e al parlamento di correggere questa stortura”.

Il riferimento è all’articolo 3-bis del decreto-legge 2/2021, che è stato introdotto il 12 marzo scorso con la legge di conversione 29/2021. La norma da un lato prevede che durante l’emergenza Covid le aziende sanitarie e socio-sanitarie possano conferire incarichi remunerati ai medici andati in pensione di vecchiaia, ma dall’altro dispone che il trattamento previdenziale (cioè la pensione) non venga erogato durante i mesi di svolgimento dell’attività.

La senatrice Maria Rizzotti, medico, iscritta all’Ordine di Torino, ha presentato un emendamento al Decreto legge Sostegni che – se approvato – risolverebbe il problema. Nel testo, infatti, si propone di sopprimere la frase che impone agli enti previdenziali di non erogare la pensione durante lo svolgimento degli incarichi anti-Covid.

FNOMCEO com. 93

allegato al com. 93

GEO-FINANZA Il disastro europeo (e italiano) in arrivo che ancora non vediamo

articolo di Giuseppe Pennisi su ilSussidiario.net

La lotta al Covid-19 non è un problema esclusivamente o principalmente di sanità pubblica, ma la terza guerra mondiale. E l’Ue la sta perdendo.

Dopo un anno e mezzo e tre milioni di morti credo sia chiaro al tutti: la lotta al Covid-19 non è un problema esclusivamente o principalmente di public health, di sanità pubblica, ma la terza guerra mondiale, iniziata (forse per errore) in Cina, coperta per un po’ dall’Organizzazione mondiale della sanità (di cui l’Italia è uno dei maggiori contribuenti tra apporto al bilancio ordinario e contributi “volontari”, anche se non conta nulla) ed estesasi in tutto il mondo. 

La guerra al Covid-19 sta cambiando non solo l’economia internazionale, ma anche la geopolitica dei prossimi decenni. Ci sono Paesi che hanno subito capito che si trattava di una guerra, a livello mondiale. Il primo è stato la Repubblica Popolare Cinese, dove tutto è iniziato: una chiusura ferrea, con metodi polizieschi, delle zone colpite con misure che solo una dittatura millenaria può permettersi. Taiwan, l’Australia e la Nuova Zelanda hanno bloccato le frontiere in autodifesa e adottato programmi severi di tracciamento. Qualcosa di simile ha caratterizzato le difese erette dalla Corea del Sud, che poteva basarsi anche sull’esperienza di una precedente pandemia di origine cinese. Africa e America Latina sono nel caos. Di India meglio non parlare. Poche notizie arrivano da Federazione Russa e da Asia centrale. … continua a leggere ⇒ sussidiario UE e terza guerra mondiale_3.5.21

Le guerre pacioccone contro la variante indiana

… il corsivo di Pennisi da formiche.net

Speranza ha firmato un’ordinanza con cui si bloccano voli dall’India e per l’India. Sempre possibili triangolazioni quali volare da New Delhi a Dubai e da lì a Roma o Milano, ma più complicato e costoso. L’ordinanza esenta dal divieto di giungere in Italia i congiunti di chi risiede nel Belpaese e chi viaggia per lavoro: in pratica si applica solo ai turisti indiani che vengono a vedere il Colosseo. Signori del ministero della Salute, la vogliamo correggere questa ordinanza?

Basta sfogliare, neanche leggere con cura, il New York International, Le Mondee Frankfurter Allgemeine Zeitungper avere una sensazione di quanto sia grave la variante indiana del Covid-19: pagine e pagine su ospedali al collasso, mancanza di ossigeno, corpi che vengono bruciati in strada per carenza di forni crematori o luoghi per sepoltura. Da inorridire e da pensare a nuovi lockdown di ciò che è stato appena riaperto. Contro un virus che si diffonde tanto rapidamente ed uccide tanto velocemente ci vuole quella che viene chiamata “la guerra totale”. Gli italiani, quindi, hanno accolto con gioia la notizia che il ministro della Salute Speranza aveva firmato, proprio mentre in Parlamento si votava una mozione di sfiducia contro di lui, un’ordinanza con cui si bloccavano voli dall’India e per l’India. Sempre possibili triangolazioni quali volare da New Delhi a Dubai e da lì a Roma o Milano ma più complicato e costoso.

Leggi l’articolo completo ⇒    Guerre pacioccone_30.4.21

LA DOCCIA FREDDA del DEBITO PUBBLICO sul RECOVERY PLAN

Articolo di Giuseppe Pennisi

su Formiche.net – Economia

La Recovery and Resilience Facility del Next Generation Eu non è né una graziosa concessione all’Italia né un atto di carità dato che il Belpaese è stato tanto severamente colpito dalla pandemia, ma uno strumento essenziale per fare reggere l’unione monetaria. Occorrerebbe, quindi, pensare a una misura strutturale. Ma l’Italia può suggerirlo unicamente se il Pnrr e la sua realizzazione vengono giudicati eccellenti dal resto dell’Ue. Il commento di Giuseppe Pennisi

Mentre in Parlamento e sulla stampa si gioiva per l’invio a Bruxelles del Programma nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), l’Istat ha assolto con puntualità al suo compito istituzionale di rammentarci quanto la Pubblica amministrazione italiana è indebitata.

continua ⇒ formiche il debito pubblico ed il recovery_29.4.21