Arretrati sulle pensioni 2023 e 2024, ecco l’ultima sentenza della Consulta

Ipotesi arretrati sulle pensioni definitivamente tramontata, secondo la Consulta non c’è incostituzionalità sulla perequazione 2023 e 2024.

La questione della rivalutazione delle pensioni tiene banco un anno sì e l’altro pure. Ogni gennaio gli assegni si adeguano al tasso di inflazione certificato dall’ISTAT, generalmente calcolato sui primi nove mesi dell’anno precedente. Successivamente, con i dati definitivi anche dell’ultimo trimestre, si procede a un ricalcolo basato sul valore reale dell’inflazione, spesso con il riconoscimento di arretrati se il dato definitivo risulta più elevato di quello stimato.
Le discussioni, però, nascono soprattutto dal meccanismo della perequazione, ovvero l’adeguamento degli assegni a scaglioni e blocchi. Un sistema che spesso penalizza alcuni pensionati e che, non di rado, finisce al centro di ricorsi davanti ai Tribunali, fino al giudizio della Corte costituzionale.

…continua a leggere  investireoggi.it_17.4.26_Ecco lultima Sentenza della Consulta-arretrati pensioni 2023-24

Sentenza C. Cost_52-2026 del 16.4.26

Commento Leonida

“ULTERIORE SENTENZA COPIA-INCOLLA SUI TAGLI ALLA RIVALUTAZIONE DELLE NOSTRE PENSIONI” 

Non poteva finire in modo diverso, in Italia. Ringraziamo di cuore tutti i pensionati che hanno votato NO alla riforma della magistratura, ovvero tutti coloro che hanno favorito la sopravvivenza di una casta con peculiarità e comportamenti unici nel mondo democratico.
Secondo questa magistratura i pensionati pubblici possono essere taglieggiati dalla inflazione, anche se hanno sempre pagato tasse, contributi previdenziali.
Nulla dice la Corte sulla struttura del Bilancio Inps e su uno Stato che regala assistenza e massacra la previdenza.

Domanda irriverente: «ma questi costituzionalisti andranno mai in pensione… e le loro pensioni saranno o no taglieggiate come le nostre…?»

Decreto Milleproroghe. Medici in corsia fino a 72 anni. Ecco l’emendamento del Governo

QUOTIDIANO SANITÀ – 29/01/2026

 Il Governo proroga al 2026 la possibilità per le Asl di trattenere o riassumere medici e sanitari in pensione fino a 72 anni. La misura, a costo zero secondo la relazione tecnica, esclude però incarichi apicali per i professionisti che rientrano in servizio. L’EMENDAMENTO… di Giovanni Rodriquez  da ⇒ QuotidianoSanita_29.1.26_Decreto Milleproroghe-Medici in corsia fino a 72 anni

Commentino di Biasioli e Falsetti:

“Temiamo che modificare un sistema legislativo e giudiziario impostato al buonismo non sia possibile con una semplice legge ordinaria… ma intanto si potrebbe iniziare passo dopo passo…”

“Di certo, quello che è successo a Torino nei giorni scorsi, associato alla decisione di una Gip e al tintugnamento (= adagio adagio, molto adagio, lento pede…) del Governo all’emanazione di un DL che tuteli i cittadini normali dai violenti e dai delinquenti, non promette nulla di buono. Persino la Presidenza della Repubblica si è messa di traverso…”

CUI PRODEST?

A proposito del DDL sul “nuovo SSN”

Come sapete, nei giorni scorsi il governo ha varato un DDL che dovrebbe dare l’avvio alla riforma del SSN (761-833/1978), continuando con l’impostazione che sinteticamente prevede il potenziamento dell’attività territoriale (MMG, Case di Comunità, Ospedali di Comunità etc.), la creazione di super ospedali pubblici e privati a valenza regionale simil IRCS, nonché il potenziamento della digitalizzazione del SSN, incluso un ruolo importante per l’intelligenza artificiale.

Quindi, un programma ambizioso che però ha il piccolo limite di scrivere alla fine del testo: “il tutto a risorse invariate, ovvero con aggiunta di risorse da reperire”. 

In definitiva, nulla di concreto. Di seguito, riportiamo in sintesi i pensieri del Direttivo Leonida sulla questione.

Poche considerazioni

Sulla Delega non possiamo esimerCi dal rappresentare che con  la “Clausola di salvaguardia” risulta lapalissiano che le precedenti descrizioni semantiche di revisione e ammodernamento del modello organizzativo del SSN sono (come al solito) aria fritta.
Con il 6,2% del PIL il SSN, pur innovato (a parole), è già morto, siccome sono morte le CdC tanto sbandierate e propagandate, massicce opere murarie che senza personale , come da Noi indicato 4 anni fa, sono dei veri e propri sarcofagi ospitanti il cadavere decomposto della Sanità Pubblica.
Quanto sopra trova lo “scoperchiamento” dell’ennesimo “ballon d’essai” da parte del presunto innovatore del SSN; al riguardo basti riflettere seriamente sul recente Report di MedioBanca “Come va la spesa sanitaria in Italia”? Non si pretende di avere un aumento di 70-75 miliardi (3% del PIL) per mettersi alla pari con Germania e Francia, ma deve essere non più differibile avere un aumento al 7,2% del PIL (1%del PIL), pari a 23 miliardi, per mettersi alla pari con la Spagna!
Di più non vogliamo dire.
Il CD di APS-Leonida, 15/01/2026

Rivalutazione, come cambiano le pensioni nel 2026

da Itinerari Previdenziali, articolo di Mara Guarino del 05/01/2026

Dall’1 gennaio 2026 verrà riconosciuto un adeguamento delle pensioni all’inflazione pari all’1,4%: ecco in che modo si applica la rivalutazione e come cambia l’importo degli assegni.
Il decreto emanato lo scorso 19 novembre dal Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dispone, a partire dall’1 gennaio 2026 un adeguamento all’inflazione al +1,4% delle pensioni, calcolato in base alla variazione percentuale degli indici dei prezzi al consumo comunicata dall’Istat il 3 novembre scorso.

La rivalutazione è riconosciuta in misura piena, pari al 100% dell’inflazione, per le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo INPS (603,4 euro il valore 2025, destinato a salire a 611,85 euro mensili nel 2026), mentre si riduce progressivamente per gli assegni di importo superiore. Questo lo schema di applicazione:
 •  100% dell’inflazione per le pensioni di importo fino a 4 volte il minimo (1,4%);
•  90% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo (1,26%);
•  75% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso oltre5 volte il minimo (1,05%)….

… continua a leggere ⇒ ItinerariPrevidenziali_5.1.26_Rivalutazione-come cambiano le pensioni nel 2026_Mara Guarino  

Aticolo di Michele Poerio e Stefano Biasioli, Startmag.it, 7.01.2026: Perequazione 2026: confermato il meccanismo “a scaglioni”, ma incrementi modesti. L’intervento di Michele Poerio, presidente nazionale Federspev, e Stefano Biasioli, segretario nazionale Federspev… continua a leggere ⇒ StartMag_7.1.26_Pensioni, cosa cambia con la perequazione 2026

Nonostante tutto, auguri di Buon Natale e di un sereno 2026!

Come da tradizione, formuliamo per Tutti Voi gli Auguri di rito.

Tralasciando per un attimo la prossima Legge di Bilancio (ma non dimenticando i danni che ci sono stati fatti dalle Leggi di Bilancio 2011-2025 e di quello che avverrà fino al 2032)…

FORMULIAMO a TUTTI VOI i tradizionali AUGURI, nella speranza sincera che il 2026 possa portare un po’ di serenità in Italia, in Europa e nel mondo.

Serenità significa quantomeno una PACE definitiva in Europa e nel Medio Oriente.

Ma quanto ci danneggia, l’Unione Europea?

Non so quanti di Voi leggano il giornale LA VERITÀ, diretto da Maurizio Belpietro.

I “sinistrorsi” lo ritengono un giornale politicamente scandalistico. Per chi scrive, invece, è uno dei tanti giornali che leggo quotidianamente, da anni. Sarà anche scandalistico ma è l’unico giornale che – per primo- ha raccontato i danni dei vaccini anti-Covid nei bambini e negli under 45 anni; è il primo che ha raccontato i pesanti effetti collaterali (prodotti su persone sane) dei vaccini Astra, Pfizer e Moderna.

È stato il primo giornale a raccontare le porcherie di una serie di magistrati (pochi, per fortuna, ma con una carriera importante, come Pignatone) nei confronti di Falcone e Borsellino. È stato tra i pochi a raccontare le azioni “devastanti” contro la “Famiglia nel bosco”....

È stato tra i primi a raccontare le “furbate” dei pubblici amministratori che hanno superato  “zitto zitto-passo felpato”  il precedente limite dei 240.000 euro/lordi di stipendio, arrivando a 311.000 e oltre.

Ebbene, a pagina 3 del numero del 12/12/25, un articolo di Giuseppe Liturri spiega in modo dettagliato quanto la U.E. (unione europea) abbia impoverito gli italiani in 35 anni, dal 1990 ad oggi.

L’informazione è tratta da un intervento di Francesco Giavazzi (un economista che non appartiene al centro-destra o alla destra!) che ha utilizzato i dati della World Bank relativi all’andamento del PIL/proCAPITE, a parità del potere di acquisto e a dollari costanti 2021 (per neutralizzare l’effetto cambio).

Li riassumiamo qui.

ANNO

PIL/Capite

(in dollari)

ITALIA USA U.E. COREA SUD
1990 42.657 44.379 33.427 13.840
2024 53.115 75.492 54.291 50.414

I numeri sono numeri. In 35 anni, negli USA il PIL/capite è cresciuto del 350%, in U.E.del 200%, in Italia del 100%.

L’Italia è riuscita a tenere il passo fino al 2000 e poi ha iniziato un grave declino, grazie alle “cure” di Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte.

L’Italia non ha tenuto il passo degli USA ma anche l’UE è rimasta  indietro. In altri termini, dal 1990 al 2024, il PIL COMPLESSIVO USA è cresciuto del 350%, quello complessivo U.E. è cresciuto del 198% e quello Italiano del 100%.

Italia e U.E. sono caduti nel torpore, con poca ripresa post crisi 2008-2011. Quindi la politica economica della U.E. è stata fallimentare  nei confronti degli USA e dei Paesi membri della stessa U.E.

Perché? Perché i “soloni europei” hanno varato una serie di politiche economiche fallimentari, che non hanno prodotto sviluppo ma una subdola recessione. Lo ha ammesso lo stesso DRAGHI, il 18/03/24 (in commissione parlamentare): noi in quegli anni tenevamo i salari bassi come strumento di concorrenza…”.

Ci hanno massacrato di tasse e di regole assurde, per ottenere questo risultato: oggi il PIL/capite di un cittadino U.E. è poco meno del 50% di quello di un cittadino USA.  mentre nel 1990 era circa il 67% di quello di un nordamericano.

Esempi: le migliaia di imprese massacrate dall’obbligo del report di sostenibilità; le due diligence sui “fattori ESG” e sulla “green economy”;  la guerra inconsulta contro il motore endotermico;  il divieto europeo agli aiuti di Stato; la deflazione salariale; il blocco prolungato dei contratti pubblici.

Invece, perché la U.E è andata male e perché la Corea del Sud è nettamente migliorata?

“Perché la Corea del Sud ha tenuto alti i salari…ha attivato il credito pubblico…, fattori determinanti per la sua rapida crescita” (Giavazzi, ibidem).

Invece, la U.E. ha fatto scelte opposte, con i risultati sopra citati.

Forse l’Italia avrebbe potuto far meglio, se questa U.E. non ci avesse impedito di volare e se questa U.E. non avesse fatto gli interessi economici di pochi, rompendo le scatole ai cittadini e alle imprese, per anni.

Ricordiamoci i pateracchi sui vaccini e le tangenti a Bruxelles. 

Ora, forse, è iniziata una timida retromarcia della Baronessa e dei suoi sodali. Ancora una volta, le teste dorate europee dovranno tener conto degli agricoltori europei e delle scelte politico-economiche di Trump.

 Chi vivrà, vedrà… Ma nessuno  dei politici europei e italiani ha chiesto scusa…

Quando mai?

 

Lenin

 

Per Ursula & C. l’austerità non vale. Da La Verità del 10/12/2025

Tabella da LaVerita_10.12.25_pag_3

Commento:

Prima in Italia è stato varato lo splafonamento del tetto massimo per i dirigenti pubblici (da 240.000 € lordi/anno a + di 311.000 € lordi/anno) e poi anche in Europa gli euroburocrati si sono alzati la paga.

“Tanto paga pantalon!…”

… nel senso che, in questo modo esplode la spesa per il “carrozzone” europeo, sempre più costoso e sempre meno utile per i cittadini europei.

Alla faccia delle sentenze della Ns. C. Cost. che continuano ad avallare i tagli alle rivalutazioni delle Ns. pensioni, in Europa anche i 30.500 funzionari pensionati vedono aumentare le loro pensioni, con una spesa che passa da 2,4 mld di € a 3,2 mld di €.

anche qui, “figli e figliastri!”