Pensionati: votate per chi volete ma prima ricordate che…

1) La Consulta (01.12.2017) ha stabilito che i denari chiesti ai pensionati “non costituiscono un sacrificio sproporzionato rispetto alle esigenze dei conti pubblici” e che si tratta di un sacrificio parziale e temporaneo…” . Quindi, secondo la Corte “non è irragionevole contravvenire al patto sottoscritto…”.  Con queste frasi e con l’intera Sentenza (250/2017) nei fatti la Consulta ha stracciato l’art. 38 della Costituzione, creando le premesse affinchè i buchi statali rendano incerte e precarie le nostre pensioni.

2)  Il Presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, nei giorni scorsi ha scandito che: “il quadro attuale della finanza pubblica ci indica come NON PIÙ PRATICABILE IL PERCORSO CHE, PER ASSICURARE I NECESSARI LIVELLI DI SERVIZI ALLA COLLETTIVITÀ, faccia ricorso ad una ulteriore crescita del debito pubblico”.

In parole povere, secondo Buscema, il debito pubblico non consente più di garantire i servizi essenziali quali la spesa sanitaria e quella pensionistica.

In piena campagna elettorale la politica assiste senza battere ciglio a decisioni come quelle sopra citate, che sono evidentemente non tecniche ma politiche.

Avete capito ?

La Corte Costituzionale (composta largamente da Giudici di sinistra) e la Corte dei Conti (in teoria un organo tecnico) hanno fatto scelte e dichiarazioni “politiche”.

Se le cose stanno così, il fatto che il debito pubblico cresca (per colpa della politica che non ha voluto tagliare la spesa pubblica, come consigliato da Cottarelli) porterà a farci perdere servizi, tutele, garanzie, sanità e pensioni. L’hanno deciso quelli della Consulta e quelli della Corte dei Conti. Nominati, di certo, in quei posti dai governi Monti-Letta-Renzi-Gentiloni.

MEDITATE, PENSIONATI, MEDITATE (Leonida)

Poletti: “Ipotizziamo un bonus di 2 anni per l’Ape sociale alle donne con figli”

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti torna a incontrare oggi le organizzazioni sindacali per un nuovo confronto sulle tematiche previdenziali, al quale hanno preso parte anche i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, insieme a una delegazione sindacale dei pensionati.

Al centro del tavolo: l’innalzamento dell’età pensionabile e l’unificazione del requisito anagrafico tra uomini e donne per l’uscita dal mondo del lavoro. I sindacati hanno ribadito la richiesta di stop all’aumento automatico dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni dal 1° gennaio del 2019, sottolineando come, tra l’altro, dal 1° gennaio 2018 scatterà l’unificazione del requisito anagrafico tra uomini e donne.

“Abbiamo inoltre convenuto – dichiara il Ministro Poletti – di attivare una commissione di lavoro mista tra Governo, organizzazioni sindacali e istituti interessati (Inps e Istat) che si occupi del tema della eventuale separazione tra assistenza e previdenza e che elabori un’analisi condivisa per verificare la composizione del paniere utilizzato come base per il calcolo dell’indicizzazione degli assegni pensionistici”.

Sul fronte donne, il Governo avanza una proposta: “Tra le cose su cui lavorare – prosegue Poletti – abbiamo ipotizzato la possibilità di abbassare fino a un massimo di 2 anni i requisiti contributivi previsti dall’Ape sociale per donne con figli”. Ma c’è anche il punto che riguarda il riconoscimento sul piano previdenziale del lavoro di cura: “Su questo – aggiunge – i sindacati si sono impegnati ad avanzare delle proposte, noi ci siamo riservati di esaminarle”.

“Nei prossimi giorni – assicura, infine, il Ministro – proseguirà il confronto avviato anche sulle tematiche del lavoro”.