Le pensioni d’oro alla resa dei conti del nuovo governo

Articolo di Lorenzo Stevanato  (Magistrato amministrativo in pensione)

Nel «contratto di governo» siglato da Di Maio e Salvini, compare tra i punti programmatici anche il taglio delle pensioni d’oro che superino la soglia di 5000 euro netti mensili.

Precisamente, si tratta del punto 26 (pag 48 del “contratto”), laddove si esprime l’intento di eliminare “eccessi e privilegi” e, “per una maggiore equità sociale”, di procedere al “taglio delle cd. pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati”.

La formulazione di una tale inaudita proposta programmatica di governo, oltre a lasciare sconcertati perché si tratterebbe di un’imposta straordinaria sul reddito del tutto incostituzionale, si presenta  ambigua.

Infatti, non è chiaro se:

a) si vuole tagliare solo le pensioni che non sono “giustificate” dai contributi versati, limitatamente alla misura in cui non vi sia corrispondenza tra contributi versati ed importo pensionistico liquidato. Per esempio, una pensione di 10.000 euro, sorretta da contributi che “giustificherebbero” invece un importo di 9000 euro, sarà decurtata di 1000 euro;

b) oppure, si vuol introdurre un taglio lineare per tutte le pensioni superiori a 5000 euro netti mensili, nel presupposto che queste, per definizione,  non sono mai giustificate dai contributi versati e vanno conseguentemente tutte abbassate alla soglia massima di 5000 euro, in una visione pauperistica ed etica del sistema previdenziale.

Nella prima ipotesi interpretativa, qual è il parametro che “giustifica” o non “giustifica” le pensioni sopra soglia 5000, in rapporto ai contributi versati?

Viene da rispondere che il parametro più plausibile è il sistema contributivo introdotto dalla legge 335 del 1995 (cd. “Riforma Dini”) e confermato dalla cd. “Legge Fornero”.

In tale ipotesi, si calcolerà di nuovo l’intero montante contributivo di ciascun “pensionato d’oro” secondo il più recente e meno vantaggioso (rispetto al sistema retributivo) sistema contributivo.

Sennonché, il ricalcolo dipende da una serie di variabili, l’età del pensionamento, la storia lavorativa e la retribuzione percepita nel tempo: dunque, si presenta tecnicamente non facile e produttivo di disparità di trattamento, oltre ad essere in ogni caso lesivo dei diritti quesiti.

La seconda interpretazione, seppure meno aderente al testo letterale che fa riferimento alla “non giustificazione” dei contributi versati, e ancor meno costituzionalmente accettabile, sembrerebbe però più in linea con la proposta del M5S diffusa in campagna elettorale, finalizzata a realizzare un fantasioso ed irrealistico risparmio di spesa di 12 miliardi di euro.

La proposta, come appare evidente, è demagogica, ispirata al populismo più deteriore e ad una visione (cui non importa calpestare i diritti delle persone) etica e pauperistica del sistema previdenziale.

Si tratterebbe a tutti gli effetti di un esproprio, in violazione dei diritti quesiti di alcuni pensionati (e non di altri) i quali ricevono un assegno pensionistico che non è affatto un “privilegio”, ma rappresenta la restituzione assicurativa dei contributi, versati durante una vita di lavoro, sui quali hanno fatto legittimo ed incondizionato affidamento, ritenendo – a torto – di essere cittadini di uno Stato di diritto.

Si deve infatti considerare che la misura dei contributi versati dagli attuali pensionati (d’oro o no) era stabilita durante la loro vita lavorativa dalla legge.

Dunque, le loro pensioni sono sempre, per definizione, giustificate dai contributi versati nella misura stabilita per legge.

Comunque dovesse essere realizzato il taglio, balza poi agli occhi un’evidente e macroscopica disparità di trattamento, nel fissare grossolanamente una soglia, uno spartiacque non graduale.

Né è prevista la restituzione della parte “sterilizzata” del montante individuale di contributi versati durante la vita lavorativa.

Ma forse ci si sta preoccupando di poco, a fronte dello scenario che si prospetta di default dell’intero sistema economico e finanziario italiano.

http://formiche.net/2018/05/pensioni-conti-governo/ 

Governo taroccato?

Siamo abituati a valutare le persone per quello che fanno, non sulla base di un istinto «a pelle» di simpatia o di antipatia.

Non sappiamo quanto Conte abbia taroccato il suo curriculum per accedere ad incarichi pubblici prestigiosi.
Di certo, se Noi avessimo taroccato il nostro, ne avremmo pagato le conseguenze soprattutto nei concorsi pubblici.

Comunque sia, valuteremo il governo gialloverde di Conte sulla base di quello che farà, soprattutto in tema di INPS, di pensioni medio-alte, di sforbiciate economiche nei confronti dei pensionati già massacrati da Letta, Renzi, Gentiloni, negli anni dal 2012 al 2018.

Al proposito, ciò che è scritto nel «contratto»  giallo-verde non ci lascia tranquilli.

“Taglio alle pensioni ricche non coperte da contributi….”.

Cosa significa?

Quali sono le pensioni ricche?

Quelle che la Consulta valuta superiori a 3 volte il minimo INPS?

“Non coperte da contributi…”

…sono tutte quelle retributive o miste…?

Come si taglierebbero?

Ricalcolandole ex-novo?

Sulla base di quali dati, vista la precarietà degli archivi Inps-Inpdap…?

Chi ha scritto questa parte del patto tra Di Maio e Salvini non conosce la questione pensionistica e pensa che l’articolo 38 della Costituzione sia stato abolito.
A costoro consigliamo di documentarsi bene, prima di fare scelte populiste in tema di pensioni.

Infine un pensierino.
Rivolto a tutti coloro che hanno votato Lega e il cui voto, di centro destra, è stato usato per mettere in piedi un governo che non può certamente l’essere definito di centro- destra.

Il loro voto, sì, è stato taroccato da Salvini…
Cui prodest?
( Lenin)

ANCORA UN “NO”: OK AL BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI

Pensionati soli doveri, niente diritti.

a cura di Marco Perelli Ercolini – IN BREVE n. 20-2018

È  infondata la questione di legittimità costituzionale al blocco della rivalutazione delle pensioni per il 2014, con riferimento alla fasce d’importo superiori a sei volte il minimo Inps (euro 2.972,50 euro lordi mensili).

Corte Costituzionale – Ordinanza 96/2918 depositata l’11 maggio 2018.  

Corte_Cost_Ord_96-2018

… il principio da preservare in materia di perequazione delle pensioni è quella del bilanciamento dell’interesse dei pensionati a preservare il potere di acquisto delle pensioni con le esigenze finanziarie e di equilibrio del bilancio dello Stato.

Insomma la ragion di Stato prevale sul diritto soggettivo.

 

Stefano Biasioli è CONFERMATO come CONSIGLIERE del CNEL !

La Gazzetta Ufficiale n° 107 (anno 159) contiene il testo del DPR 23/03/18 di nomina dei 48 rappresentanti delle categorie produttive nel CNEL. Tra essi è confermato Stefano BIASIOLI, già Consigliere CNEL nella precedente (2010-2017) Consigliatura. La designazione di Biasioli è stata fatta dalla CONFEDIR, Confederazione di cui Biasioli è stato Segretario Generale dal 2008 al 2016 e di cui è attualmente Past-President.

In questo momento, quindi, il nuovo CNEL risulta  composto da 64 Consiglieri di cui:

  • 8 Esperti nominati dal Presidente della Repubblica  (in data 21/7/17)
  • 2 Esperti nominati dal Consiglio dei Ministri (in data 28/7/17)
  • 6 Consiglieri nominati dal CdM (in data 28/07/17) come espressione del volontariato
  • 48 Consiglieri nominati dal CdM (in data 21/03/18) come rappresentanti delle categorie produttive.ù

Tra questi ultimi 48:

22 sono rappresentanti dei lavoratori dipendenti (tra questi, Biasioli, Francesco Cavallaro, Giorgio Ambrogioni); 9 sono rappresentanti dei lavoratori autonomi; 17 sono rappresentanti delle imprese (tra loro, il Presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella).

Poiché siamo in Italia, il DPR è stato registrato alla Corte dei Conti il 24/04/18.

Niente di NUOVO sotto il sole…

In Italia, siamo famosi per le pastrocchiate.

Dalle convergenze parallele, in poi, ne abbiamo viste di tutti i colori.

Tra le ultime, Berlusconi sostituito con Monti, con voto di fiducia di Forza Italia ( e Lega contraria);  FI nel governo Letta (e Lega ancora all’opposizione);  Governo Renzi (con FI che vota a favore/contro/si astiene/esce sulla base delle “convenienze” di B e Lega invece dura e pura);  Governo Gentiloni (idem ). 

Adesso, dopo l’ipotesi del governo “neutro” (!), siamo ad un possibile esecutivo “giallo-verde”, pesantemente condizionato- nei ruoli chiave- dal democristiano Mattarella, che tanta paura ha della Commissione UE.

B. si chiama fuori (“voteremo secondo coscienza”) consapevole di 2 fatti: che a FI non conviene tornare subito alle urne; che può condizionare i ministeri chiave (economia, giustizia, sviluppo economico). Il “vecchio B.” lascerà giocare i ragazzotti (Di Maio e Salvini) nella speranza che si brucino. È la stessa speranza di Renzi, ormai tagliato fuori dai giochi, ma non dalle TV.

E NOI PENSIONATI ?

Per Noi il governo giallo-verde può essere pericoloso: se imporrà una pensione “gratuita” a tutti i diseredati (con quali risorse?); se punterà su una patrimoniale (per ammortizzare l’aumento dell’IVA); se non sistemerà i conti dell’INPS, cacciando Boeri e separando l’assistenza dalla previdenza; se non metterà BRAMBILLA a capo del Ministero del Lavoro; se cederà ai diktat della UE sui costi del welfare.

NOI PENSIONATI NON CI FIDIAMO.

Per questo continueremo per la nostra strada: azione pressante sui politici di turno (chiunque sia al governo) ed azioni legali, in Italia ed in Europa, a tutela delle NOSTRE PENSIONI, frutto di lavoro, di contributi versati, di tasse pagate (molto più della media UE).

NOI, APS-LEONIDA, in sintonia con il FORUM ASSOCIAZIONI PENSIONATI……

(Lenin)

Moriremo democristiani…

In un paese fatto di faziosi che discutono di tutto e si accapigliano per un rigore non dato o per una mancata precedenza, un vecchio presidente democristiano dalla nascita e fino alle frattaglie più nascoste si permette di varare l’ennesimo governo tecnico… fatto passare per “governo neutrale”.
Già… neutrale come gli arbitri con la Juve… neutrale come Monti-Letta-Renzi…
Neutrale in un Mondo fatto di cariche elettriche, di anioni… di cationi... di elettroni spaiati… di ROS (radicali liberi dell’ossigeno)… di gender… di cromosomi difettati… di acidi… di basi… di impedenza bioelettrica… di resistenza… di reattanza… di angolo di base… di guerre puniche, afgane, siriane… Trump e di Putin… di Cina e Giappone… di Merano e Catania… di mafie e bulli e pupe.
Governo neutro… non votato dalla gente… nonostante i voti dati al centrodestra… e ai grillini.
Il democristiano di turno non manda allo sbaraglio il centrodestra ma un governicchio “neutro”… ennesimo cedimento ai diktat della U.E.
Mattarella si è tenuto per mesi Gentiloni, senza motivo, ed ora vorrebbe portarci al voto nel 2019.
Abbiamo avuto Napolitano 1 e 2… ora il DC continua la linea del “migliorista”.
Moriremo democristiani…?

Stefano Biasioli

Attenzione, attenzione, attenzione…

2 NUOVE AZIONI LEGALI promosse da APS-LEONIDA

Da oggi e fino al giorno 24 MAGGIO APS-LEONIDA RACCOGLIE la DOCUMENTAZIONE NECESSARIA per 2 NUOVI RICORSI LEGALI 2018, entrambi affidati allo Studio Legale del Prof. Angiolini di Milano:

  1. la prima, alla CEDU di STRASBURGO contro gli effetti deleteri, causati ai pensionati con pensioni mensili over 3 volte il minimo INPS, dalla Legge Renzi-Poletti e dalla Sentenza 250/2017 della Corte Costituzionale;
  2. la seconda, alle SEZIONI CENTRALI (Roma) della CORTE dei CONTI, contro le sentenze della C. Conti di Trieste e di Venezia (Dicembre 2017 e Gennaio 2018), che – nella sostanza – hanno fatto un copia-incolla della sentenza 250/17 della Consulta.

QUESTE NUOVE AZIONI LEGALI 2018  SONO , per ora, RISERVATE AI LEONIDA che hanno partecipato alle 2 azioni legali sopra citate. La documentazione relativa è gia’ stata richiesta dall’APS LEONIDA agli interessati.

Avvisiamo TUTTI gli ALTRI “LEONIDA”  che ci hanno mandato una pre-adesione ad ALTRE, NUOVE AZIONI LEGALI 2018, che nei prossimi mesi verranno attivate dall’APS LEONIDA ulteriori azioni legali , in Italia ed in Europa,  a tutela delle nostre martoriate pensioni.

L’U.E. boccia la Fornero: l’austerità crea problemi

Antonio Signorini – Il Giornale, martedì 01/05/18 – 09:58

C’è l’allarme sulla sostenibilità del sistema pensionistico italiano, anche se meno marcato rispetto alle previsioni. 

Ma nell’atteso Pensions Adequacy Report 2018 della Commissione europea c’è anche altro. Sull’Italia, ad esempio, ci sono considerazioni che non stonerebbero tra le tesi di chi vuole cambiare certe asperità delle riforme passate. In particolare quella Fornero e l’adeguamento automatico dell’età pensionabile legato alle aspettative di vita. E arriva addirittura l’invito ad «affrontare gli effetti collaterali negativi delle riforme pensionistiche all’insegna dell’austerità». 

Il rapporto critica le pensioni italiane perché costano tanto, ma non risolvono problemi di fondo, ad esempio il rischio pensioni inadeguate per i lavoratori precari, le lavoratrici e chi ha carriere discontinue. 

Il rapporto osserva come «l’inasprimento estremamente rapido dei requisiti per la pensione» delle riforme adottate tra il 2009 e il 2011 hanno provocato un effetto «anziani dentro, giovani fuori», con «un milione di lavoratori anziani» tra i 50 e i 64 anni in più, e una contemporanea «riduzione di giovani lavoratori di 0,9 milioni» tra i 15 e i 34 anni, tra il 2008 e il 2013. 

Meno giovani occupati, più anziani occupati ma, paradossalmente, anche un maggior numero di over 50 disoccupati passati da 130 mila a 500 mila. Sono lavoratori che in altre ere sarebbero stati pensionati e ora non hanno accesso né all’assegno Inps né al lavoro. 

Per questo l’esecutivo europeo chiede misure per «migliorare la capacità di assorbimento del mercato del lavoro italiano». 

La Commissione riconosce al governo Renzi di avere introdotto alcune misure per ammorbidire i requisiti della pensione, spendendo 6 miliardi in tre anni. Ad esempio l’Ape sociale. Peccato che «i requisiti di ammissioni troppo rigidi» rischiano di fare respingere una percentuale di richieste di pensione anticipata intorno al 35% (13.000 su 39,777). 

In generale, il sistema italiano «svolge efficacemente la funzione di mantenimento del reddito». Quindi le pensioni in rapporto agli ultimi stipendi sono alte, anche se quelle delle donne sono ancora più basse. 

Poi, il sistema non protegge dalla povertà. «Anche se in Italia gli anziani sono relativamente in condizioni migliori rispetto ai giovani», siamo ancora «sotto la media europea per tasso di deprivazione materiale degli ultra 65 enni». Situazione che è peggiorata con la crisi del 2008. «Gli anziani a rischio di povertà ed esclusione sociale erano il 23,9% contro il 18,3% nella Ue». 

Diventa un problema anche quella che era stata presentata come la soluzione ai vizi storici della previdenza italiana. Per la Commissione, «il notevole e rapido aumento dell’età pensionabile dal 2010 ha fatto emergere problemi sia sulla durata del pensionamento sia sull’interazione tra durata attesa della vita lavorativa e la performance del mercato del lavoro oltreché dello sviluppo dei servizi». In sintesi, la stretta sulle pensioni che ha salvato i conti pubblici ha creato tanti problemi agli italiani. 

Sul versante della tenuta del sistema, l’allarme che si temeva alla vigilia è molto ridimensionato. La spesa pubblica per le pensioni resterà stabile al 15,6% del Pil fino al 2020. Aumenterà molto dal 2020 al 2040, con il pensionamento dei baby boomers. Ma dopo riscenderà al 13,9% del Pil.