Commento all’articolo della Dr.ssa Guarino (Itinerari Previdenziali)

ItinerariPrevidenziali_17.9.25_Mancata rivalutazione pensioni

29.9.25_Sintesi art del 17.9.25 Itinerari Previdenziali

Commento

Come APS-Leonida e come CONFEDIR – FEDERSPeV siamo molto contenti che ITINERARI  PREVIDENZIALI pubblichi periodicamente notizie pensionistiche, con particolare attenzione sui  TAGLI RIVALUTATIVI.

Per questo abbiamo letto con interesse il recente  articolo della Dottoressa Mara Guarino (e i commenti del Prof. Brambilla) sui terrificanti danni subiti da NOI PENSIONATI per colpa delle varie leggi di bilancio, dal 2000 ad oggi, con una ulteriore prospettiva negativa (legge di bilancio 2024-25) fino al 2032.

Abbiamo letto con interesse i dati (frutto di in lavoro commissionato dalla CIDA), ma ci permettiamo di osservare quanto segue:

  1. ripetutamente abbiamo diffuso e pubblicato (sui nostri siti istituzionali , su Previdenza medica e su Start Magazine) i nostri pensieri e le nostre tabelle relative ai danni economici dei tagli citati (tabelle analitiche e sintetiche elaborate dai Dr. Gonella e Mencarelli, dal 2016 in poi);
  2. solo APS Leonida e FEDERSPeV, nel corso degli anni, hanno attivato in MODO MASSICCIO, azioni legali contro i tagli rivalutativi,  purtroppo con ripetute sentenze negative da parte della CONSULTA ( l’ultima delle quali nel gennaio scorso ;n° 19/2015) ma con 2 successi parziali che ci attribuiamo:
  • l’abolizione del Contributo  ” quinquennale” di solidarietà;
  • il ritorno alle regole della legge 388/2000, con l’applicazione a scaglioni su 3 fasce pensionistiche e con protezione delle fasce inferiori.

Vogliamo dire che NOI C’ERAVAMO e CI SIAMO DATI da FARE, da anni, lavorando sul territorio e a livello parlamentare. Tanto lavoro, con modesti effetti pratici, dato il cronico atteggiamento negativo della Consulta su questi aspetti.  Altri hanno tenuto un “profilo piu’ basso”.

Comunque sia, sia benvenuto  il nuovo articolo (completo e documentato)  sul tema, anche se non ci illudiamo che GIORGETTI e MELONI ci facciano sconti, per il 2026.

QUAERO et NON INVENIO, MELIORA TEMPORA (Diogene).

24/09/25

Fisco, Bankiyalia: evasione calata di 25 Mld dal 2017 al 2021 (Public Policy)

Roma, 24 set

“Nelle stime più recenti, relative al 2021, l’evasione fiscale e contributiva sarebbe pari a oltre 82 miliardi. La sola componente fiscale si attesterebbe attorno ai 72 miliardi, con una propensione all’evasione di circa il 15% del gettito teorico. Negli ultimi anni si è registrata nel complesso una riduzione dell’evasione fiscale, sia in valore assoluto sia in termini percentuali. Essa era infatti 97 miliardi nel 2017 e ha subito una contrazione nell’ordine di 25 miliardi. Anche in termini relativi, la propensione all’evasione è scesa di quasi 6 punti percentuali, dal 21% del 2017”.

Lo ha detto Giacomo Ricotti, capo del Servizio Assistenza e Consulenza fiscale di Bankitalia in audizione in commissione Anagrafe tributaria, in merito all’indagine conoscitiva sulle misure di contrasto all’evasione fiscale, sicurezza delle banche dati dell’anagrafe tributaria e tutela della riservatezza dei dati dei contribuenti.

Il futuro del nostro SSN tra crisi strutturale e necessità di una riforma

Scelte coraggiose per la Sanità
Il sistema italiano, i cui pregi sono indiscutibili, è però non solo molto costoso, ma anche gravato da molte difficoltà.
È il momento di discutere di come cambiare, guardando al futuro e soprattutto memori del passato. Articolo di Giuseppe Lauria Pinter da ⇒ Corsera_20.9.25_pag_38_SANITA

Commento finale
Anche il Corrierone si accorge oggi che il SSN (nato nel 1978) VADA RADICALMENTE AGGIORNATO/RIFORMATO ! Noi, poveri medici, lo diciamo e lo scriviamo da almeno 20 anni, inutilmente.
Da Monti in poi, la sinistra ha solo tagliato i fondi sanitari….Tocca solo ora e solo alla Meloni cambiare la sostanza attuale del SSN? E, secondo Voi, Schillaci è il soggetto idoneo alla bisogna? Noi pensiamo che non lo sia.

Brevia 37 da Marco Perelli Ercolini

Brevia 37 del 12 settembre 2025

Notizie in Breve 37 da PERELLI ERCOLINI  più allegati: 182 INPS Mess_2600 del_05sett2025 183 INAIL Circ_46-2025 – 183 INAIL Circ_46-2025 – 184 INAIL Allegato 1-Circ_46_8 settembre 2025_parte 1 – 184 INAIL Allegato 1-Circ_46_8 settembre 2025_parte 1bis  – 184 INAIL Allegato 1-Circ_46_8 settembre 2025_parte 2 – 184 INAIL Allegato 1-Circ_46_8 settembre 2025_parte 2bis –  184 INAIL Allegato 1-Circ_46_8 settembre 2025_parte 3 – 186 INPS Mess_2624 del_9sett2025 

Lo dico al Corriere – Pensioni

Dopo la recente Sentenza 135 della Corte Costituzionale com’è ovvio la domanda sulla inadeguata perequazione delle pensioni pubbliche (come già evidenziato) sorge spontanea !!  … Lo dico al Corriere

Per la rivalutazione delle pensioni nel 2026 potrebbero essere necessari circa 5 miliardi, al lordo del ritorno fiscale che gli aumenti genererebbero automaticamente.
È  la cifra di partenza con cui il governo sta facendo i conti, a legislazione vigente, in vista della manovra.

L’inflazione acquisita per il 2025, secondo i dati diffusi ad agosto, è infatti dell’1,7%. La spesa per le pensioni prevista per il 2025, comprese le pensioni assistenziali, è di circa 355 miliardi: se l’1,7% si applicasse incondizionatamente a tutta la spesa le risorse necessarie sarebbero superiori a 6 miliardi, ma se si considera la rivalutazione sulla base delle fasce di reddito da pensione previste per il 2025 (100% per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, 90% per quelli tra le quattro e le cinque volte il trattamento minimo e 75% per quelli superiori a cinque volte il trattamento minimo), la spesa potrebbe scendere intorno ai cinque miliardi.

Secondo i dati sugli importi di pensione ai beneficiari riferiti al 2023 (ultimo dato disponibile) i beneficiari di pensione che hanno assegni inferiori a 2.500 euro lordi (il limite per le quattro volte il minimo, fino al quale si ha diritto alla rivalutazione piena, è 2.394 euro) sono il 78,9% del totale per una percentuale di importo complessivo del 56,7%. Se si applicasse questa percentuale alla spesa per pensioni prevista nel 2025 bisognerebbe rivalutare dell’1,7% oltre 201 miliardi di spesa prevedendo uno stanziamento di oltre 3,4 miliardi.

Per i restanti 153,7 miliardi di spesa pensionistica anche prevedendo un recupero solo dello 0,75% dell’aumento dei prezzi, quindi solo dell’1,275 la spesa necessaria sarebbe di quasi 2 miliardi (1,959) portando la spesa complessiva per la rivalutazione degli assegni oltre i 5,3 miliardi.

In questi ultimi mesi c’è stato anche un aumento dei contributi versati, sia per l’aumento dell’occupazione che per il recupero dell’inflazione dei salari con il rinnovo dei contratti riducendo la pressione sul bilancio dell’Inps ma il Governo potrebbe prevedere una stretta sulla rivalutazione cambiando di nuovo le fasce di importo per la perequazione.

Alla spesa per la rivalutazione nella messa a punto della legge di bilancio sempre in tema previdenziale si aggiungerebbe la ricerca delle risorse necessari per bloccare l’aumento di tre mesi dei requisiti per l’età pensionabile e per la pensione anticipata che dovrebbero scattare nel 2027. Senza questo intervento, ipotizzato da alcuni esponenti del Governo, nel 2027 per accedere alla pensione di vecchiaia saranno necessari 67 anni e tre mesi di età mentre per raggiungere i requisiti della pensione anticipata indipendentemente dall’età serviranno 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne. Il blocco dell’aumento di tre mesi potrebbe costare a regime circa tre miliardi.