Regionali Venete 2025: quale Sanità?

Infuria la campagna elettorale per le elezioni regionali di fine novembre.

Tutti i partiti sembrano mettere come priorità la Sanità, la Spesa Sanitaria e l’organizzazione Sanitaria Regionale.

Ci permettiamo di osservare che: 

  1. Stefani ha proposto ripetutamente di separare il Sanitario dal Sociale, dopo che per oltre 30 anni la Lega ha invece realizzato un Sistema Socio Sanitario Integrato. DOMANDA: Stefani vuole ora la separazione perché pensa di tenere alla Lega il Sociale e di cedere la Sanità a Fdl o FI ?
  2. Nessuna autocritica, da parte della Lega, sui buchi finanziari lasciati ai successori: Sanità Pedemontana Veneta, Case di Comunità etc. etc.
  3. Nessun ripensamento sull’Azienda Zero e sul fallimento della logica HUB-SPOKE nelle Aziende Sanitarie.
  4. Stefani propone di pagare di più i sanitari Veneti, come se non esistesse in CCNL “Nazionale” e come se a livello regionale ci fossero risorse aggiuntive significative e queste potessero essere date facilmente ai Sanitari Veneti.

Da parte dell’opposizione Manildo & C. si interrogano sul futuro della Sanità Regionale, senza mai fare autocritica per la blanda opposizione sui temi Sanitari nei confronti del Programma Socio Sanitario di Galan–Zaia –Lanzarin.

Anche a Manildo & C. chiediamo chiarezza sul futuro della Sanità Veneta (o del Socio Sanitario Veneto) con programmi dettagliati, concreti e non fantasiosi.

Concludendo:

Ai Partiti di Centro Destra e ai Partiti della Sinistra chiediamo CONCRETEZZA SANITARIA perché siamo stanchi di progetti Sanitari e Socio Sanitari che non tengono conto di: costi economici; enorme carenza di personale medico, infermieristico, assistenziale e tecnico nella Regione Veneto; necessità di considerare fallito il Sistema organizzativo attuale sia in ambito Ospedaliero che in ambito Territoriale.

In definitiva chiunque governerà la Regione Veneto dal 2026 in poi dovrà interloquire concretamente e continuativamente sia con il mondo Sanitario che con i rappresentanti dei cittadini e soprattutto dei pensionati di varia estrazione (che sono gravemente colpiti dalle carenze organizzative e strutturali attuali) !!!!

Non vogliamo qui sottolineare cose ovvie ma è chiaro che anziani che vivono nelle “AREE INTERNE” del Veneto (campagna, collina e montagna) sono oggi penalizzati perché non hanno facile accesso al MMG, ad una Farmacia e ad uno sportello Bancario, sia che, siano relativamente sani sia che siano disabili o affetti da una importante patologia cronica.

Lo sapete con quale difficoltà tutti costoro possono rinnovare una patente? O semplicemente richiedere una ricetta “elettronica” dal proprio Medico di Famiglia senza avere uno SPID o una Farmacia vicina (disponibile ai servizi elettronici) ?

Fremant omnes, dicam quod sentio!

Stefano Biasioli
Presidente APS-Leonida

Quale rivalutazione delle nostre pensioni per il 2026? Ahhh saperlo!

Quale rivalutazione delle nostre pensioni per il 2026? Ahhh saperlo!

Ci siamo presi la briga di scorrere con discreta attenzione tutto il lungo testo “bollinato” (175 pagine) dell’attuale DDL Bilancio 2026 e NON ABBIAMO TROVATO in nessun ARTICOLO, COMMA, RIGA alcun riferimento alla RIVALUTAZIONE delle nostre pensioni per il 2026

e quindi

NESSUN RIFERIMENTO ai NUOVI TAGLI 2026 sulla rivalutazione ufficiale dell’inflazione 2025.

PERCHÉ? Quale scherzetto ci vuole preparare il buon ministro Giorgetti per il capodanno 2025-2026? 

Commento all’articolo della Dr.ssa Guarino (Itinerari Previdenziali)

ItinerariPrevidenziali_17.9.25_Mancata rivalutazione pensioni

29.9.25_Sintesi art del 17.9.25 Itinerari Previdenziali

Commento

Come APS-Leonida e come CONFEDIR – FEDERSPeV siamo molto contenti che ITINERARI  PREVIDENZIALI pubblichi periodicamente notizie pensionistiche, con particolare attenzione sui  TAGLI RIVALUTATIVI.

Per questo abbiamo letto con interesse il recente  articolo della Dottoressa Mara Guarino (e i commenti del Prof. Brambilla) sui terrificanti danni subiti da NOI PENSIONATI per colpa delle varie leggi di bilancio, dal 2000 ad oggi, con una ulteriore prospettiva negativa (legge di bilancio 2024-25) fino al 2032.

Abbiamo letto con interesse i dati (frutto di in lavoro commissionato dalla CIDA), ma ci permettiamo di osservare quanto segue:

  1. ripetutamente abbiamo diffuso e pubblicato (sui nostri siti istituzionali , su Previdenza medica e su Start Magazine) i nostri pensieri e le nostre tabelle relative ai danni economici dei tagli citati (tabelle analitiche e sintetiche elaborate dai Dr. Gonella e Mencarelli, dal 2016 in poi);
  2. solo APS Leonida e FEDERSPeV, nel corso degli anni, hanno attivato in MODO MASSICCIO, azioni legali contro i tagli rivalutativi,  purtroppo con ripetute sentenze negative da parte della CONSULTA ( l’ultima delle quali nel gennaio scorso ;n° 19/2015) ma con 2 successi parziali che ci attribuiamo:
  • l’abolizione del Contributo  ” quinquennale” di solidarietà;
  • il ritorno alle regole della legge 388/2000, con l’applicazione a scaglioni su 3 fasce pensionistiche e con protezione delle fasce inferiori.

Vogliamo dire che NOI C’ERAVAMO e CI SIAMO DATI da FARE, da anni, lavorando sul territorio e a livello parlamentare. Tanto lavoro, con modesti effetti pratici, dato il cronico atteggiamento negativo della Consulta su questi aspetti.  Altri hanno tenuto un “profilo piu’ basso”.

Comunque sia, sia benvenuto  il nuovo articolo (completo e documentato)  sul tema, anche se non ci illudiamo che GIORGETTI e MELONI ci facciano sconti, per il 2026.

QUAERO et NON INVENIO, MELIORA TEMPORA (Diogene).

24/09/25

Lo dico al Corriere – Pensioni

Dopo la recente Sentenza 135 della Corte Costituzionale com’è ovvio la domanda sulla inadeguata perequazione delle pensioni pubbliche (come già evidenziato) sorge spontanea !!  … Lo dico al Corriere

Per la rivalutazione delle pensioni nel 2026 potrebbero essere necessari circa 5 miliardi, al lordo del ritorno fiscale che gli aumenti genererebbero automaticamente.
È  la cifra di partenza con cui il governo sta facendo i conti, a legislazione vigente, in vista della manovra.

L’inflazione acquisita per il 2025, secondo i dati diffusi ad agosto, è infatti dell’1,7%. La spesa per le pensioni prevista per il 2025, comprese le pensioni assistenziali, è di circa 355 miliardi: se l’1,7% si applicasse incondizionatamente a tutta la spesa le risorse necessarie sarebbero superiori a 6 miliardi, ma se si considera la rivalutazione sulla base delle fasce di reddito da pensione previste per il 2025 (100% per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, 90% per quelli tra le quattro e le cinque volte il trattamento minimo e 75% per quelli superiori a cinque volte il trattamento minimo), la spesa potrebbe scendere intorno ai cinque miliardi.

Secondo i dati sugli importi di pensione ai beneficiari riferiti al 2023 (ultimo dato disponibile) i beneficiari di pensione che hanno assegni inferiori a 2.500 euro lordi (il limite per le quattro volte il minimo, fino al quale si ha diritto alla rivalutazione piena, è 2.394 euro) sono il 78,9% del totale per una percentuale di importo complessivo del 56,7%. Se si applicasse questa percentuale alla spesa per pensioni prevista nel 2025 bisognerebbe rivalutare dell’1,7% oltre 201 miliardi di spesa prevedendo uno stanziamento di oltre 3,4 miliardi.

Per i restanti 153,7 miliardi di spesa pensionistica anche prevedendo un recupero solo dello 0,75% dell’aumento dei prezzi, quindi solo dell’1,275 la spesa necessaria sarebbe di quasi 2 miliardi (1,959) portando la spesa complessiva per la rivalutazione degli assegni oltre i 5,3 miliardi.

In questi ultimi mesi c’è stato anche un aumento dei contributi versati, sia per l’aumento dell’occupazione che per il recupero dell’inflazione dei salari con il rinnovo dei contratti riducendo la pressione sul bilancio dell’Inps ma il Governo potrebbe prevedere una stretta sulla rivalutazione cambiando di nuovo le fasce di importo per la perequazione.

Alla spesa per la rivalutazione nella messa a punto della legge di bilancio sempre in tema previdenziale si aggiungerebbe la ricerca delle risorse necessari per bloccare l’aumento di tre mesi dei requisiti per l’età pensionabile e per la pensione anticipata che dovrebbero scattare nel 2027. Senza questo intervento, ipotizzato da alcuni esponenti del Governo, nel 2027 per accedere alla pensione di vecchiaia saranno necessari 67 anni e tre mesi di età mentre per raggiungere i requisiti della pensione anticipata indipendentemente dall’età serviranno 43 anni e un mese di contributi per gli uomini e 42 anni e un mese per le donne. Il blocco dell’aumento di tre mesi potrebbe costare a regime circa tre miliardi.

Aggiornamenti ad oggi sulle pensioni

  1. Dal Prof. Piva nessuna novità per quanto riguarda il ricorso alla C. C. Centrale;
  2. Nessuna novità pure per il rinvio del Tribunale di Trento alla C. Costituzionale;
  3. Per quanto riguarda possibili novità in tema di: detrazioni fiscali del 2026, TFR, rivalutazione pensionistica del 2026 vi invitiamo a non credere a quanto compare in questi giorni sui giornali e ad attendere quanto meno la prima bozza del Bilancio 2026, che dovrebbe comparire entro il 15 ottobre come al solito.

In ogni caso sarà nostra cura informarVi con sollecitudine.

Continuerà l’accanimento contro il ceto medio dei pensionati?

a cura del Dott. Carlo Sizia, 20 agosto 2025

In data 30 giugno 2025 il Tribunale ordinario di Trento ha pronunciato un’Ordinanza secondo la quale dichiara “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale” di quelle norme delle leggi di bilancio (nn.197/2022 per il 2023 e 213/2023 per il 2024) che “dispongono la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici secondo le percentuali ivi previste, ma calcolate con riferimento all’importo complessivo dei trattamenti medesimi (cosiddetto “sistema a blocchi”), anziché sulle distinte fasce di importo degli stessi trattamenti (cosiddetto sistema “a scaglioni”)”, sistema quest’ultimo che ha trovato applicazione, sull’onda lunga delle riforme previdenziali Dini e Prodi, praticamente dal 2000
(legge 388/2000) e fino al 2013, quando col Governo Letta (legge 147/2013) la rivalutazione è avvenuta secondo una unica percentuale, decrescente rispetto al valore complessivo dell’assegno e sull’intera misura di una singola pensione, senza alcuna fascia di garanzia rivalutativa vera almeno per una quota parte della stessa, fatta naturalmente salva sempre e solo la rivalutazione piena delle pensioni più basse (100% indice Istat fino a 3 volte il minimo INPS, e fino a 4 volte il minimo INPS a partire dal 2020).

Questo sistema barbaro e penalizzante è durato dal 2014 a oggi, con le uniche eccezioni della legge di bilancio Draghi n. 234/2021 per il 2022 e terza legge di bilancio Meloni n. 207/2024 per il 2025, in cui si è tornati al sistema a scaglioni ( + 100% dell’indice Istat fino a 4 volte il minimo INPS; + 90% da 4 a 5 volte il minimo INPS; + 75% per i restanti importi oltre 5 volte il minimo INPS, praticamente nella logica della legge 388/2000).

Per comprendere la gravità del criterio Letta di perequazione, bastino queste considerazioni:

continua a leggere ⇒ Continuerà l’accanimento contro il ceto medio dei pensionati_20.8.25

Al via nelle Ulss del Veneto il reclutamento di medici con titolo estero non riconosciuto

di Redazione  veneziatoday.it  – 31/07/2025

Si tratta di un provvedimento temporaneo, rivolto a professionisti già presenti sul territorio nazionale, in possesso di permesso di soggiorno per motivi lavorativi o di cittadinanza italiana.   … continua a leggere ⇒ Veneziatoday_31.7.25_Alvia nelle Ulss del Veneto il reclutamento di medici con titolo estero non riconosciuto

Nostro commento:

Ma come possono esercitare se non sono iscritti all’ordine? Visto che i loro titoli non sono riconosciuti in Italia.

01.08.25 Ns_risposta all-articolo del 31.7.25-veneziatoday

A Roberto…

“…È passato un anno, ma Roberto non Ti abbiamo dimenticato…”

Quelli dei Leonida