A proposito del DDL sul “nuovo SSN”

Come sapete, nei giorni scorsi il governo ha varato un DDL che dovrebbe dare l’avvio alla riforma del SSN (761-833/1978), continuando con l’impostazione che sinteticamente prevede il potenziamento dell’attività territoriale (MMG, Case di Comunità, Ospedali di Comunità etc.), la creazione di super ospedali pubblici e privati a valenza regionale simil IRCS, nonché il potenziamento della digitalizzazione del SSN, incluso un ruolo importante per l’intelligenza artificiale.

Quindi, un programma ambizioso che però ha il piccolo limite di scrivere alla fine del testo: “il tutto a risorse invariate, ovvero con aggiunta di risorse da reperire”. 

In definitiva, nulla di concreto. Di seguito, riportiamo in sintesi i pensieri del Direttivo Leonida sulla questione.

Poche considerazioni

Sulla Delega non possiamo esimerCi dal rappresentare che con  la “Clausola di salvaguardia” risulta lapalissiano che le precedenti descrizioni semantiche di revisione e ammodernamento del modello organizzativo del SSN sono (come al solito) aria fritta.
Con il 6,2% del PIL il SSN, pur innovato (a parole), è già morto, siccome sono morte le CdC tanto sbandierate e propagandate, massicce opere murarie che senza personale , come da Noi indicato 4 anni fa, sono dei veri e propri sarcofagi ospitanti il cadavere decomposto della Sanità Pubblica.
Quanto sopra trova lo “scoperchiamento” dell’ennesimo “ballon d’essai” da parte del presunto innovatore del SSN; al riguardo basti riflettere seriamente sul recente Report di MedioBanca “Come va la spesa sanitaria in Italia”? Non si pretende di avere un aumento di 70-75 miliardi (3% del PIL) per mettersi alla pari con Germania e Francia, ma deve essere non più differibile avere un aumento al 7,2% del PIL (1%del PIL), pari a 23 miliardi, per mettersi alla pari con la Spagna!
Di più non vogliamo dire.
Il CD di APS-Leonida, 15/01/2026

Il Cameo di Riccardo Ruggeri – Gli italiani hanno diritto di decidere con quale dei tre imperi stare

Da: Zafferano.news

Ci sono scelte politiche che non possono essere delegate al Parlamento o al Patriziato. Molti studiosi convengono che si stia andando verso una nuova Yalta. I tre Imperi (America, Cina, Russia) pare che, anziché dare il via alla Terza Guerra mondiale, siano interessati a trovare un equilibrio fra loro, attraverso una ripartizione del mondo per zone di influenza. Vero? Falso? Per quel che vale (nulla) io ne sono certo, di più, sto sistematizzando in un libretto i miei appunti di geopolitica e relativo scenario…

… continua a leggere ⇒ Zafferano.news_10.1.26_Il Cameo di Riccardo Ruggeri

La Legge di Bilancio 2026? Più assistenza che sviluppo

Da Itinerari Previdenziali, articolo di Alberto Brambilla – 29/12/2025

È stata definita leggera ma la Legge di Bilancio per il 2026 è frutto delle nuove regole comunitarie che impegnano Paesi UE a un programma quinquennale fissando i livelli massimi di spesa primaria netta i successivi 4-7 anni, impegno vincolante modificabile solo per eventi eccezionali (ad esempio, cambi di governo). Cardini del Piano sono i tetti massimi di aumento della spesa concordati fra Commissione Ue e singoli governi con l’obiettivo di garantire la riduzione del deficit necessaria a rispettare i parametri comunitari e, soprattutto, a riportare il rapporto fra debito pubblico e PIL su un sentiero sostenibile dopo gli sforamenti degli scorsi anni per l’eccesso delle spese per contrastare COVID-19 e fare politica dei redditi…

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Rivalutazione, come cambiano le pensioni nel 2026

da Itinerari Previdenziali, articolo di Mara Guarino del 05/01/2026

Dall’1 gennaio 2026 verrà riconosciuto un adeguamento delle pensioni all’inflazione pari all’1,4%: ecco in che modo si applica la rivalutazione e come cambia l’importo degli assegni.
Il decreto emanato lo scorso 19 novembre dal Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dispone, a partire dall’1 gennaio 2026 un adeguamento all’inflazione al +1,4% delle pensioni, calcolato in base alla variazione percentuale degli indici dei prezzi al consumo comunicata dall’Istat il 3 novembre scorso.

La rivalutazione è riconosciuta in misura piena, pari al 100% dell’inflazione, per le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo INPS (603,4 euro il valore 2025, destinato a salire a 611,85 euro mensili nel 2026), mentre si riduce progressivamente per gli assegni di importo superiore. Questo lo schema di applicazione:
 •  100% dell’inflazione per le pensioni di importo fino a 4 volte il minimo (1,4%);
•  90% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo (1,26%);
•  75% dell’inflazione per le pensioni di importo compreso oltre5 volte il minimo (1,05%)….

… continua a leggere ⇒ ItinerariPrevidenziali_5.1.26_Rivalutazione-come cambiano le pensioni nel 2026_Mara Guarino  

Aticolo di Michele Poerio e Stefano Biasioli, Startmag.it, 7.01.2026: Perequazione 2026: confermato il meccanismo “a scaglioni”, ma incrementi modesti. L’intervento di Michele Poerio, presidente nazionale Federspev, e Stefano Biasioli, segretario nazionale Federspev… continua a leggere ⇒ StartMag_7.1.26_Pensioni, cosa cambia con la perequazione 2026

L’analisi – La Ue raccoglie ciò che aveva seminato

Autore: Marino Longoni – 07/01/2025

Senza una vera forza militare comune è in balìa di tutti.

Le reiterate minacce di Trump di prendersi la Groenlandia, un membro dell’Ue e della Nato, mettono in evidenza in modo sempre più drammatico le debolezze strutturali dell’Unione europea. Un gigante a livello economico, irrilevante a livello politico sullo scenario internazionale. Ciò è dovuta alla sua struttura istituzionale, nella quale i Paesi membri, soprattutto quelli più importanti, hanno voluto tenersi ben stretto il nucleo centrale della propria sovranità, delegando a Bruxelles solo quel poco che sembrava necessario per fingere la creazione di un organismo sovranazionale. Il principale meccanismi istituzionali che indebolisce l’azione politica dell’UE è il diritto di veto, cioè la necessità dell’unanimità per deliberare su una serie di materie delicate, come quelle che riguardano la politica estera e la sicurezza comune (Pesc), le questioni finanziarie e di bilancio, le modifiche ai trattati istitutivi o l’adesione di nuovi membri, più altre questioni di minore importanza. Risultato: sul teatro della politica internazionale l’Ue non è in grado di sostenere i suoi interessi e valori…

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Questo non è giornalismo ma un mestiere sporco con l’obiettivo di infangare

Da Il Giornale, Sezione: Editoriali – 07/01/2026

Non sono più colleghi che sbagliano, siamo al depistaggio professionale di servizio pubblico (la Rai) praticato con metodo e perseverante indifferenza per gli esiti storici e giudiziari, e non perché Report sbagli pista, ma perché, da anni, costruisce dolosamente dei racconti paralleli che se ne fottono di sentenze e archiviazioni e servono una sola funzione: spostare l’attenzione, allontanarla dalla verità accertata, portarla in un altrove nebuloso che è abitato da ombre e mandanti esterni e piste nere eternamente riaperte. Non sono errori, è premeditazione. E un mestiere che col giornalismo non c’entra nulla…

… continua a leggere ⇒ Giornale_7.1.25_pag_2_Questo non e giornalismo ma un mestiere sporco per infangare

I nomi, i soldi, le case e le società: le immobiliari italiane filo-Hamas – I soci, le case, i soldi Ecco le società immobiliari italiane vicine ad Hamas

Articolo di De Gese Francesco e Laghi Tonino da: La Verità 30/12/25

Il principale fundraiser della presunta cellula italiana di Hamas è un personaggio chiave della vicenda che ha portato in carcere nove persone accusate di essere esponenti o, comunque, sostenitori attivi dell’organizzazione jihadista. E per capirlo basta approfondire la sua storia. Stiamo parlando di Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, finito in manette.

… continua a leggere ⇒ Verita_30.12.25_Ecco le societa immobiliari italiane vicine ad Hamas