Continuano le FAKE NEWS di BOERI

Tito Boeri (TB)  instancabile, continua a “dare i suoi numeri”. L’ha fatto anche stamattina, alla Radio del SOLE24ore (ore 8.15 circa).

C’è chi continua a dargli spazio (ex quibus, anche Giannino) e credito. Non certamente NOI LEONIDA, che crediamo ai numeri di Brambilla e non a quelli del bocconinano che, da anni, ripete sempre la stessa cantilena.

Una cantilena “politica”, mentre TB dovrebbe svolgere il suo ruolo, quello tecnico di Presidente dell’INPS, fino al 31/12/2019. E, da tecnico, dovrebbe SPIEGARCI IL PERCHÈ dei DEFICIT INPS 2015-2016-2017 e dovrebbe SPIEGARCI QUALI MISURE “TECNICO-GESTIONALI” abbia messo in atto, in questi anni, per ridurre i costi del pachiderma INPS.

No, TB si rifiuta di farlo e parla “da politico”. Ma, se voleva far politica, avrebbe dovuto candidarsi, con il PD o con i  5S, viste le affinità di pensiero….. !!!!!!

(Lenin)

Bufale previdenziali di Di Maio

Le “Bufale previdenziali” dela vice Presidente del Consiglio dei Ministri nonché Ministro del Lavoro Signor Di Maio Luigi

Che Di Maio sia un ignorante non solo in geografia è noto a tutti; che sia un analfabeta nel settore previdenziale lo stiamo scoprendo per le sue reiterate e cervellotiche affermazioni: qualche mese fa voleva recuperare dal taglio delle pensioni cosiddette d’oro qualcosa come 12 (dodici) miliardi, qualche giorno fa, bontà sua, si è limitato al recupero di un solo miliardo postando su twitter“vogliamo finalmente abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4-5 mila euro per tutti quelli che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto ad un importo così alto. Grazie al miliardo che risparmieremo potremo aumentare le pensioni minime a quei tre milioni di italiani che non hanno neppure i soldi per fare la spesa.”

Ma è realistica questa previsione? Si tratta di una bufala mediatica se è vero che i percettori di pensioni superiori a 5.000 euro lordi mensili sono poco più di 120 mila per cui il risparmio stimato sarebbe di 210 milioni (dati ISTAT- Franco Mostacci).

Secondo un’altra simulazione di “Tabula” (società di ricerca di Stefano Patriarca) il risparmio sarebbe di soli 115 milioni essendo circa 30.000 i percettori di pensioni superiori a 5.000 euro.

Altra smentita arriva da Alberto Brambilla, uno dei maggiori esperti previdenziali italiani, secondo cui “il risparmio si aggirerebbe fra i 115 e i 150 milioni; stiamo parlando di circa 26 mila contribuenti con oltre 5.000 euro al mese di pensione” anche perché aggiunge “ come otteniamo il taglio? Si fa con il ricalcolo contributivo,ma con quali coefficienti? Si rischia una modalità arbitraria che apre la strada all’incostituzionalità e a migliaia di ricorsi che lo Stato perderebbe di sicuro.”

Ed aggiunge “meglio che Di Maio si occupi di cose più urgenti, c’è un Paese da far  ripartire.”

Ma non basta.

Mentre nel contratto elettorale Lega-5 Stelle si parlava di un taglio delle pensioni d’oro superiori ai 5.000 euro netti mensili,ora l’ineffabile ministro del lavoro fa riferimento alle pensioni di 4-5.000 euro senza precisare se lordi o netti e soprattutto senza precisare le modalità del taglio.

Questi Robin Hood da strapazzo devono capire una buona volta per tutte che se è giusto e doveroso,per problemi di equità sociale,aiutare i pensionati veramentemeno abbienti,ciò deve avvenire non solamente a carico dei pensionati cosiddetti d’oro,ma a carico della fiscalità generale ai sensi dell’art.53 della Costituzione e quindi a carico di tutti i lavoratori attivi e pensionati a parità di reddito.

Questa proposta del ministro,inoltre,inciderebbe pesantemente sul principio dell’affidamento,cardine costituzionale dei rapporti tra Stato e cittadini e tra  i cittadini,principio che comporta un impegno prima di tutto etico e poi concreto a mantenere la parola data che lo Stato dà con atti di legge o aventi valore di legge,la cui rottura rappresenta un irreparabile vulnus allo Stato di diritto.

Non si può, quindi, che condividere sia la posizione del prof Alberto Brambilla “Di Maio si occupi di questioni più urgenti c’è un Paese da far ripartire”, sia la posizione di Vittorio Feltri “caro Di Maio studia e piantala di fare cazzate”.

Prof. Michele Poerio – Segr. Gen.le CONFEDIR – Pres. Naz.le FEDERSPeV

Contro le fake news sulle pensioni d’oro. Il parere di Biasioli e Stevanato

Articolo di Lorenzo Stevanato e Stefano Biasioli – Pubblicato su: http://formiche.net/2018/06/pensioni-fake-news/

Tutti i numeri reali sull’assistenza e la previdenza che ridimensionano il dato sul risparmio di un miliardo stimato dal M5S

Nel contratto tra M5S e Lega si accenna ai tagli sui vitalizi e sulle pensioni d’oro. Obiettivo: dare un sussidio alle pensioni “minime”.

Onestamente noi pensavamo che, prima di passare dalle enunciazioni ai fatti, Di Maio e C. si documentassero sui “numeri reali” relativi all’assistenza ed alla previdenza. Le affermazioni di questi giorni ci dimostrano, invece, che i 5S non si sono documentati e non hanno assolutamente letto il Rapporto Brambilla n°4/2017 che, in modo analitico e stringente, testimonia alcuni fatti incontrovertibili:

a) il bilancio (entrate-uscite) della “previdenza pura” (ossia coperta da contributi) relativo al 2015 è in attivo (+3,713 miliardi);

b) il bilancio della “spesa assistenziale” (ossia quella non coperta da contributi individuali) è nettamente in passivo ed è quantificabile in 72,172 miliardi.

In altri termini il 58,89% della spesa per il welfare è legato all’assistenza, funzione che andrebbe coperta con le tasse e non con contributi obbligati a carico dei soliti noti: i pensionati con redditi superiori a 3 volte il minimo Inps.

L’ATTACCO ALLE PENSIONI D’ORO

Il leitmotiv del ministro del lavoro, nonché vicepremier e leader dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio continua ad essere il taglio delle pensioni d’oro.

Sembra che l’attuazione di tale misura costituisca la sostanza delle politiche economiche del Governo, e in particolare l’elargizione del “reddito di cittadinanza” e l’aumento delle pensioni minime. Con la sforbiciata delle pensioni “sopra soglia 4000-5000/mese” si ricaverebbe (secondo un recente annuncio postato sul blog del movimento 5S) un risparmio di spesa pubblica pari ad un miliardo di euro. Già questo dato, se fosse vero (ma non lo è) ci fa capire la scarsa utilità del taglio.

Per avere un termine di paragone sull’ordine di grandezza e di utilità della misura, basti pensare che l’influenza dell’aumento dello spread BTP BUND, relativamente al rinnovo dello stock di titoli del debito pubblico italiano in scadenza, nel caso di un aumento di 100 punti base (è ciò che sta avvenendo adesso) vale 1,8 miliardi nel primo anno, 4,5 nel secondo e 6,6 nel terzo (fonte: ufficio parlamentare di bilancio, nota n. 3/ottobre 2017, “Il modello UPB di analisi e previsione della spesa per interessi”).

In altri termini, lo sbandierato (ma irrealistico) risparmio di un miliardo sta già per essere, più che interamente, assorbito dall’aumento dello spread, a seguito delle note rivelazioni di stampa sull’improvvida prima bozza del contratto di governo. Il dato sul risparmio di un miliardo, però, come già detto non è realistico.

Invero, più meditate e realistiche previsioni di risparmio di spesa (fonte Soc. Tabula, fondata dall’ex dirigente dell’INPS ed ex consulente di palazzo Chigi, Stefano Patriarca) indicano in circa 200 milioni il risparmio realizzabile, tenendo conto:

a) che i pensionati sopra soglia 5000 sono soltanto, circa, 30mila;

b) che essi ricevono complessivamente 4 miliardi;

c) che la differenza tra pensioni calcolate con sistema retributivo e contributivo consisterebbe, per loro, mediamente in un 5 per cento.

Cosicché il risparmio si ridurrebbe a circa 200mila euro.

Da questa cifra si dovrà poi sottrarre il minore introito fiscale sui ridotti assegni pensionistici.

Da notare che, in campagna elettorale, lo stesso Di Maio aveva stimato un risparmio di ben 12 miliardi!

Da notare anche che nel “contratto di governo” le “pensioni d’oro” da tagliare erano quelle superiori a 5mila euro netti, mentre nel recente blog e nelle ultime dichiarazioni Di Maio parla di “4000-5000” euro netti.

Dunque, la soglia è scesa a 4mila euro netti. Evidentemente si sono resi conto che la soglia 5mila non dà affatto il risparmio di spesa sbandierato.

Dunque soglia 4000, per il momento, e poiché nemmeno questa sarà sufficiente a recuperare le risorse occorrenti ai grandiosi progetti del M5S, si scenderà ancora, magari non subito, ma in seguito, a 3000 e poi a 2000, coinvolgendo milioni di pensionati.

In disparte l’enormità della misura, in violazione dei più elementari principi di uno Stato di diritto (tutela dell’affidamento, incisione retroattiva su diritti quesiti e su rapporti giuridici esauriti, disparità di trattamento tra categorie omogenee, prelievo fiscale mascherato a carico solo di alcuni cittadini, ingiustizia manifesta perché le pensioni sono, per definizione, giustificate dai contributi versati nella misura stabilita dalla legge) essa non resiste a più meditate analisi sulla sua praticabilità e sulla sua utilità.

Pur se non è stato ancora detto quale sarà il criterio del taglio, è facile immaginare che si vorrà convertire le pensioni “sopra soglia” al sistema contributivo introdotto dalla legge 335 del 1995 (cd. Riforma Dini”) e confermato dalla cd. “Legge Fornero”.

Sulla praticabilità, però, basti dire che il ricalcolo contributivo necessita di conoscere un dato, il montante contributivo complessivo delle “vite lavorative” di ciascun pensionato “retributivo”. Senonché, il montante contributivo chi lo conosce?

Si tratta di un dato ignoto all’amministrazione della previdenza, poiché non serve ai fini del calcolo delle pensioni retributive.

Tanto è vero che il d. lgs. 180/1997 ha introdotto un metodo di calcolo forfettario, ai fini dell’esercizio dell’opzione volontaria di scelta del metodo contributivo, introdotta dall’art. 1, comma 23, della legge 335/1995.

Non serve, infatti, conoscere il montante contributivo per il calcolo della quota A (ultima retribuzione moltiplicata per coefficienti di rendimento crescenti, in rapportati all’anzianità contributiva, fino al 1992), né per il calcolo della quota B (media di 10 annualità di retribuzione, moltiplicata per coefficienti di rendimento, dal 1993 al 2011).

Esso è noto e serve soltanto per il calcolo della quota C, cioè per il periodo dal 2012 in poi, per il quale la pensione è “costruita” con il metodo contributivo. Peraltro, si è osservato che per carriere lunghe e continue la conversione al sistema contributivo potrebbe addirittura dar luogo ad assegni pensionistici più elevati! Il risparmio di spesa sarà dunque incerto e scarso.

Per converso, si alimenterà un contenzioso di grandi numeri e dall’esito scontato.

IN CONCLUSIONE

Questa volta la Consulta non potrà non tener conto del fatto che, dal 2008 ad oggi, i pensionati ( e solo loro!) sono stati tartassati con contributi forzosi di solidarietà e con la pluriennale mancata rivalutazione sulle pensioni in essere.

Per non parlare del problema “tasse”. Di Maio e C. sanno o non sanno che l’85% di Irpef/Ires/Isos è pagata dai lavoratori dipendenti (99 miliardi), dai pensionati (58,58 miliardi) e dai lavoratori autonomi (9,63 miliardi)?

Sanno che ben 30 milioni di cittadini (su 60,7 milioni) dichiarano di essere senza reddito e, quindi, sono a carico di qualcun altro? Sono, questi, numeri da “Paese europeo” o c’è dell’altro?

LA TELENOVELA delle PENSIONI D’ORO

Articolo di Lorenzo Stevanato – Magistrato amministrativo in pensione –    Pubblicato su Startmag.it http://www.startmag.it/economia/vi-racconto-la-telenovela-sulle-pensioni-doro/

l leitmotiv del Ministro del lavoro, nonché vicepremier e leader dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio continua ad essere il taglio delle pensioni d’oro.

Sembra che l’attuazione di tale misura costituisca la sostanza delle politiche economiche del Governo, e in particolare l’elargizione del “reddito di cittadinanza” e l’aumento delle pensioni minime.

Con la sforbiciata delle pensioni “sopra soglia 4000-5000/mese” si ricaverebbe (secondo un recente annuncio postato sul blog del movimento 5S) un risparmio di spesa pubblica pari ad un miliardo di euro.

Già questo dato, se fosse vero (ma non lo è) ci fa capire la scarsa utilità del taglio.

Per avere un termine di paragone sull’ordine di grandezza e di utilità della misura, basti pensare che l’influenza dell’aumento dello spread BTP BUND, relativamente al rinnovo dello stock di titoli del debito pubblico italiano in scadenza, nel caso di un aumento di 100 punti base (è ciò che sta avvenendo adesso) vale 1,8 miliardi nel primo anno, 4,5 nel secondo e 6,6 nel terzo (fonte: ufficio parlamentare di bilancio, nota n. 3/ottobre 2017, “Il modello UPB di analisi e previsione della spesa per interessi”).

In altri termini, lo sbandierato (ma irrealistico) risparmio di un miliardo sta già per essere, più che interamente, assorbito dall’aumento dello spread, a seguito delle note rivelazioni di stampa sull’improvvida prima bozza del contratto di Governo.  

Il dato sul risparmio di un miliardo, però, come già detto non è realistico.

Invero, più meditate e realistiche previsioni di risparmio di spesa (fonte Soc. Tabula, fondata dall’ex dirigente dell’INPS ed ex consulente di palazzo Chigi, Stefano Patriarca) indicano in circa 200 milioni il risparmio realizzabile, tenendo conto:

  1. a) – che i pensionati sopra soglia 5000 sono soltanto, circa, 30000;
  2. b) – che essi ricevono complessivamente 4 miliardi;
  3. c) – che la differenza tra pensioni calcolate con sistema retributivo e contributivo consisterebbe, per loro, mediamente in un 5 per cento.

Cosicché il risparmio si ridurrebbe a circa 200.000 euro.

Da questa cifra si dovrà poi sottrarre il minore introito fiscale sui ridotti assegni pensionistici.

NOTARE che, in campagna elettorale, lo stesso Di Maio aveva stimato un risparmio di ben 12 miliardi!

NOTARE che nel ″contratto di Governo” le ″pensioni d’oro” da tagliare erano quelle superiori a 5 mila euro netti, mentre nel recente blog e nelle ultime dichiarazioni Di Maio parla di ″4000-5000” euro netti.

Dunque, la soglia è scesa a 4000 euro netti.

Evidentemente si sono resi conto che la soglia 5000 non dà affatto il risparmio di spesa sbandierato.

Dunque soglia 4000, per il momento, e poiché nemmeno questa sarà sufficiente a recuperare le risorse occorrenti ai grandiosi progetti del M5S, si scenderà ancora, magari non subito, ma in seguito, a 3000 e poi a 2000, coinvolgendo milioni di pensionati.

In disparte l’enormità della misura, in violazione dei più elementari principi di uno Stato di diritto (tutela dell’affidamento, incisione retroattiva su diritti quesiti e su rapporti giuridici esauriti, disparità di trattamento tra categorie omogenee, prelievo fiscale mascherato a carico solo di alcuni cittadini, ingiustizia manifesta perché le pensioni sono, per definizione, giustificate dai contributi versati nella misura stabilita dalla legge) essa non resiste a più meditate analisi sulla sua praticabilità e sulla sua utilità.

Pur se non è stato ancora detto quale sarà il criterio del taglio, è facile immaginare che si vorrà convertire le pensioni “sopra soglia” al sistema contributivo introdotto dalla legge 335 del 1995 (cd. Riforma Dini”) e confermato dalla cd. “Legge Fornero”.

Sulla praticabilità, però, basti dire che il ricalcolo contributivo necessita di conoscere un dato, il montante contributivo complessivo delle “vite lavorative” di ciascun pensionato “retributivo”.

Sennonché, il montante contributivo chi lo conosce?

Si tratta di un dato ignoto all’amministrazione della previdenza, poiché non serve ai fini del calcolo delle pensioni retributive.

Tanto è vero che il d. lgs. 180/1997 ha introdotto un metodo di calcolo forfettario, ai fini dell’esercizio dell’opzione volontaria di scelta del metodo contributivo, introdotta dall’art. 1, comma 23, della legge 335/1995.

Non serve, infatti, conoscere il montante contributivo per il calcolo della quota A (ultima retribuzione moltiplicata per coefficienti di rendimento crescenti, in rapportati all’anzianità contributiva, fino al 1992), né per il calcolo della quota B (media di 10 annualità di retribuzione, moltiplicata per coefficienti di rendimento, dal 1993 al 2011).

Esso è noto e serve soltanto per il calcolo della quota C, cioè per il periodo dal 2012 in poi, per il quale la pensione è ″costruita” con il metodo contributivo.

Peraltro, si è osservato che per carriere lunghe e continue la conversione al sistema contributivo potrebbe addirittura dar luogo ad assegni pensionistici più elevati!

Il risparmio di spesa sarà dunque incerto e scarso.

Per converso, si alimenterà un contenzioso di grandi numeri e dall’esito scontato.

DI MAIO VUOLE TAGLIARE LE NOSTRE PENSIONI !

CI RISIAMO ! DI MAIO VUOLE TAGLIARE le NOSTRE PENSIONI !

Il ” Fatto Quotidiano ” di oggi riporta a pag.6 (Articolo di Carlo Di Foggia) un fatterello “piccolo piccolo”. Di Maio, ieri, ha ANNUNCIATO una MISURA ECONOMICA: la creazione di un fondo per alzare le pensioni minime, alimentato dal TAGLIO di QUELLE D’ORO e dei VITALIZI, con il RICALCOLO CONTRIBUTIVO.

” Ne ho parlato con Tito Boeri…spero di portare questo piano al primo Consiglio dei Ministri utile”.

Questa affermazione di Di Maio dimostra alcune cose, note da tempo:

a) che i 5S non hanno un proprio “esperto pensionistico”, se debbono ricorrere alle idee di Tito Boeri, Presidente INPS in cerca di ricollocazione….;

b) che le IDEE PAZZE di BOERI e PATRIARCA (Primavera del 2015) non sono morte ma vengono sponsorizzate dall’attuale ministro del lavoro.

Per gli smemorati, ricordiamo che “l’ipotesi Boeri-Patriarca” prevedeva il RICALCOLO FORFETTARIO della FASE RETRIBUTIVA, colpendo le pensioni da 2000 euro in su, con il taglio variabile (dal 20 al 50%) del delta tra l’attuale montante pensionistico ed il nuovo montante, ricalcolato come sopra. 

Il tutto, per arrivare ad un taglio di circa 4,2 miliardi complessivi, cifra che farebbe gola a Di Maio, per alzare le pensioni minime….!;

c) che DI MAIO NON CAPISCE NULLA di PENSIONI e di CONTABILITA’ INPS;

d) che DI MAIO non ha mai letto le relazioni di Alberto Brambilla sui bilanci INPS; 

e) che DI MAIO NON HA MAI LETTO la RELAZIONE SANGALETTI sui TAGLI PENSIONISTICI 2012-2019 (30,44 miliardi tolti ai pensionati INPS !!!);

f) che DI MAIO NON HA MAI LETTO la RECENTE (Gennaio 2018) ANALISI DETTAGLIATA del BILANCIO INPS, analisi che testimonia la parità del BILANCIO PREVIDENZIALE INPS e il netto deficit del BILANCIO ASSISTENZIALE INPS;

g) che DI MAIO VUOLE PERDERE le PROSSIME ELEZIONI (politiche ed europee) perché perderà il voto di 1.873.262 pensionati, da Lui ulteriormente massacrati (dopo i tagli di Monti, Letta, Renzi, Gentiloni), in modo becero ed anticostituzionale.

Vuole la guerra? L’avrà…Noi dell’APS Leonida e del Forum pensionati non ce ne staremo zitti e buoni.

POPOLO BUE

Comunque è evidente che i “Poteri Forti” hanno fatto la scelta politica  per noi. Il veto su SAVONA (non esattamente un economista furioso, inaffidabile e antieuro) ci ha portato, dopo quasi 3 mesi a un “GOVERNO TECNICO solo apparentemente NEUTRO”.

I milioni di voti dati democraticamente dagli elettori sono stati tramutati in “EURO ZERO”.Così il popolo bue verrà messo in riga con la UE e con i poteri della Commissione UE, in modo tale da tenere buoni i mercati, evviva COTTARELLI…”

Ma, attenzione PENSIONATI:

  1. questo governo predisporrà la LEGGE di BILANCIO e FARÀ 100 NOMINE (in 100 cariche pubbliche)
  2. questo governo DOVRÀ TAGLIARE a destra ed a manca, per sterilizzare l’aumento dell’IVA;
  3. questo governo POTREBBE TAGLIARE le PENSIONI e la spesa pensionistica. Perché ? Lo ha scritto lo stesso Cottarelli, pochi gg fa, ..”la spesa pensionistica italiana è troppo alta…..”. La SOLITA FAKE NEW, contro cui ci battiamo da anni .

L’ultimo studio di Cottarelli: in Italia la spesa per le pensioni tra le più alte al mondo

Una fake new, che soddisfa i Commissari UE……

PENSIONATI, ricordateVi delle scelte fatte in questo frangente quando tornerete a votare, sperando che alla fine ci lasceranno votare.

RicordateVi che:

– abbiamo incombenti sulle spalle i poteri forti europei;

– il nuovo voto sarà per salvaguardare il welfare;

contro una pseudo elite (avete sentito Mughini e Cazzola, con i loro delìri ?!) e contro una oligarchia che vorrà depauperarci dei nostri diritti di pensionati legittimamente acquisiti.

Infine, una domanda banale:

Se i 5S e la Lega/Centro Destra prenderanno dei voti per il 60% dei voti complessivi, cosa succederà? BELLA DOMANDA dalle MOLTE INCOGNITE….

PENSIONATI, attenti al vostro assegno pensionistico…..attenti…..!

Per questo, anche per questo, NOI LEONIDA CONTINUEREMO A BATTERCI IMPUGNANDO OGNI PROVVEDIMENTO CHE CI DANNEGGI!

(Roberto Mencarelli e Stefano Biasioli)

Le pensioni d’oro alla resa dei conti del nuovo governo

Articolo di Lorenzo Stevanato  (Magistrato amministrativo in pensione)

Nel «contratto di governo» siglato da Di Maio e Salvini, compare tra i punti programmatici anche il taglio delle pensioni d’oro che superino la soglia di 5000 euro netti mensili.

Precisamente, si tratta del punto 26 (pag 48 del “contratto”), laddove si esprime l’intento di eliminare “eccessi e privilegi” e, “per una maggiore equità sociale”, di procedere al “taglio delle cd. pensioni d’oro (superiori ai 5.000,00 euro netti mensili) non giustificate dai contributi versati”.

La formulazione di una tale inaudita proposta programmatica di governo, oltre a lasciare sconcertati perché si tratterebbe di un’imposta straordinaria sul reddito del tutto incostituzionale, si presenta  ambigua.

Infatti, non è chiaro se:

a) si vuole tagliare solo le pensioni che non sono “giustificate” dai contributi versati, limitatamente alla misura in cui non vi sia corrispondenza tra contributi versati ed importo pensionistico liquidato. Per esempio, una pensione di 10.000 euro, sorretta da contributi che “giustificherebbero” invece un importo di 9000 euro, sarà decurtata di 1000 euro;

b) oppure, si vuol introdurre un taglio lineare per tutte le pensioni superiori a 5000 euro netti mensili, nel presupposto che queste, per definizione,  non sono mai giustificate dai contributi versati e vanno conseguentemente tutte abbassate alla soglia massima di 5000 euro, in una visione pauperistica ed etica del sistema previdenziale.

Nella prima ipotesi interpretativa, qual è il parametro che “giustifica” o non “giustifica” le pensioni sopra soglia 5000, in rapporto ai contributi versati?

Viene da rispondere che il parametro più plausibile è il sistema contributivo introdotto dalla legge 335 del 1995 (cd. “Riforma Dini”) e confermato dalla cd. “Legge Fornero”.

In tale ipotesi, si calcolerà di nuovo l’intero montante contributivo di ciascun “pensionato d’oro” secondo il più recente e meno vantaggioso (rispetto al sistema retributivo) sistema contributivo.

Sennonché, il ricalcolo dipende da una serie di variabili, l’età del pensionamento, la storia lavorativa e la retribuzione percepita nel tempo: dunque, si presenta tecnicamente non facile e produttivo di disparità di trattamento, oltre ad essere in ogni caso lesivo dei diritti quesiti.

La seconda interpretazione, seppure meno aderente al testo letterale che fa riferimento alla “non giustificazione” dei contributi versati, e ancor meno costituzionalmente accettabile, sembrerebbe però più in linea con la proposta del M5S diffusa in campagna elettorale, finalizzata a realizzare un fantasioso ed irrealistico risparmio di spesa di 12 miliardi di euro.

La proposta, come appare evidente, è demagogica, ispirata al populismo più deteriore e ad una visione (cui non importa calpestare i diritti delle persone) etica e pauperistica del sistema previdenziale.

Si tratterebbe a tutti gli effetti di un esproprio, in violazione dei diritti quesiti di alcuni pensionati (e non di altri) i quali ricevono un assegno pensionistico che non è affatto un “privilegio”, ma rappresenta la restituzione assicurativa dei contributi, versati durante una vita di lavoro, sui quali hanno fatto legittimo ed incondizionato affidamento, ritenendo – a torto – di essere cittadini di uno Stato di diritto.

Si deve infatti considerare che la misura dei contributi versati dagli attuali pensionati (d’oro o no) era stabilita durante la loro vita lavorativa dalla legge.

Dunque, le loro pensioni sono sempre, per definizione, giustificate dai contributi versati nella misura stabilita per legge.

Comunque dovesse essere realizzato il taglio, balza poi agli occhi un’evidente e macroscopica disparità di trattamento, nel fissare grossolanamente una soglia, uno spartiacque non graduale.

Né è prevista la restituzione della parte “sterilizzata” del montante individuale di contributi versati durante la vita lavorativa.

Ma forse ci si sta preoccupando di poco, a fronte dello scenario che si prospetta di default dell’intero sistema economico e finanziario italiano.

http://formiche.net/2018/05/pensioni-conti-governo/ 

Governo taroccato?

Siamo abituati a valutare le persone per quello che fanno, non sulla base di un istinto «a pelle» di simpatia o di antipatia.

Non sappiamo quanto Conte abbia taroccato il suo curriculum per accedere ad incarichi pubblici prestigiosi.
Di certo, se Noi avessimo taroccato il nostro, ne avremmo pagato le conseguenze soprattutto nei concorsi pubblici.

Comunque sia, valuteremo il governo gialloverde di Conte sulla base di quello che farà, soprattutto in tema di INPS, di pensioni medio-alte, di sforbiciate economiche nei confronti dei pensionati già massacrati da Letta, Renzi, Gentiloni, negli anni dal 2012 al 2018.

Al proposito, ciò che è scritto nel «contratto»  giallo-verde non ci lascia tranquilli.

“Taglio alle pensioni ricche non coperte da contributi….”.

Cosa significa?

Quali sono le pensioni ricche?

Quelle che la Consulta valuta superiori a 3 volte il minimo INPS?

“Non coperte da contributi…”

…sono tutte quelle retributive o miste…?

Come si taglierebbero?

Ricalcolandole ex-novo?

Sulla base di quali dati, vista la precarietà degli archivi Inps-Inpdap…?

Chi ha scritto questa parte del patto tra Di Maio e Salvini non conosce la questione pensionistica e pensa che l’articolo 38 della Costituzione sia stato abolito.
A costoro consigliamo di documentarsi bene, prima di fare scelte populiste in tema di pensioni.

Infine un pensierino.
Rivolto a tutti coloro che hanno votato Lega e il cui voto, di centro destra, è stato usato per mettere in piedi un governo che non può certamente l’essere definito di centro- destra.

Il loro voto, sì, è stato taroccato da Salvini…
Cui prodest?
( Lenin)

Niente di NUOVO sotto il sole…

In Italia, siamo famosi per le pastrocchiate.

Dalle convergenze parallele, in poi, ne abbiamo viste di tutti i colori.

Tra le ultime, Berlusconi sostituito con Monti, con voto di fiducia di Forza Italia ( e Lega contraria);  FI nel governo Letta (e Lega ancora all’opposizione);  Governo Renzi (con FI che vota a favore/contro/si astiene/esce sulla base delle “convenienze” di B e Lega invece dura e pura);  Governo Gentiloni (idem ). 

Adesso, dopo l’ipotesi del governo “neutro” (!), siamo ad un possibile esecutivo “giallo-verde”, pesantemente condizionato- nei ruoli chiave- dal democristiano Mattarella, che tanta paura ha della Commissione UE.

B. si chiama fuori (“voteremo secondo coscienza”) consapevole di 2 fatti: che a FI non conviene tornare subito alle urne; che può condizionare i ministeri chiave (economia, giustizia, sviluppo economico). Il “vecchio B.” lascerà giocare i ragazzotti (Di Maio e Salvini) nella speranza che si brucino. È la stessa speranza di Renzi, ormai tagliato fuori dai giochi, ma non dalle TV.

E NOI PENSIONATI ?

Per Noi il governo giallo-verde può essere pericoloso: se imporrà una pensione “gratuita” a tutti i diseredati (con quali risorse?); se punterà su una patrimoniale (per ammortizzare l’aumento dell’IVA); se non sistemerà i conti dell’INPS, cacciando Boeri e separando l’assistenza dalla previdenza; se non metterà BRAMBILLA a capo del Ministero del Lavoro; se cederà ai diktat della UE sui costi del welfare.

NOI PENSIONATI NON CI FIDIAMO.

Per questo continueremo per la nostra strada: azione pressante sui politici di turno (chiunque sia al governo) ed azioni legali, in Italia ed in Europa, a tutela delle NOSTRE PENSIONI, frutto di lavoro, di contributi versati, di tasse pagate (molto più della media UE).

NOI, APS-LEONIDA, in sintonia con il FORUM ASSOCIAZIONI PENSIONATI……

(Lenin)