PARADOSSI – ESIBIZIONISMO – LEGALITA’ di Carlo Nordio

Il pensiero di Carlo Nordio sulla vicenda giudiziaria che coinvolge il ministro Salvini

Può sembrare paradossale che una nave militare italiana venga tenuta sotto controllo dai carabinieri per evitare sbarchi indesiderabili. In realtà è un paradosso solo apparente, perché le ragioni di igiene, o di ordine pubblico, valgono anche per le forze armate. È appena il caso di ricordare che le decisioni, secondo i vari momenti e i vari allarmi, spettano ai ministri competenti e in particolare a quello dell’Interno.

Se però dai paradossi apparenti passiamo a quelli reali, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Possiamo, per brevità, elencare i principali. Prima di tutto i rapporti con la magistratura. Il Procuratore della Repubblica di Agrigento, munito di mascherina e galosce protettive, è salito a bordo della “Diciotti” tra gli obiettivi delle televisioni.

A noi, magistrati di vecchio conio, il gesto ricorda quello di un pm di Milano che quarant’anni fa, durante un’operazione antirapina, esibì una pistola alla cintola, suscitando il panico tra gli addetti ai lavori visto che per l’ingresso in magistratura non è previsto l’esame di tiro a segno e spesso, tra gli inesperti, l’arma spara da sola. Ora, l’iniziativa del Pm di Agrigento è certamente lodevole, tuttavia ci permettiamo di ricordargli, sempre in virtù della nostra anzianità, che i confini tra la solerte diligenza e l’esibizionismo imprudente sono sottili e incerti.

Anche perché il magistrato non si è limitato a questa operazione che, secondo il codice, avrebbe potuto benissimo delegare alla Polizia giudiziaria, ma ha anche ipotizzato un’indagine per arresto illegale e addirittura per sequestro di persona. Una tesi ardita per entrambi i reati: il primo, infatti, scatta quando c’ è un arresto, e qui non risulta sia stato arrestato nessuno; il secondo si verifica quando la privazione della libertà personale è illegittima, altrimenti finirebbero sotto inchiesta anche i giudici che privano della libertà gli imputati mandandoli in galera. E in questo caso è ben difficile definire illegittima una decisione squisitamente politica, di competenza discrezionale del ministro.

A tacer del fatto che, proprio per questa ragione, se reato vi fosse, le indagini sarebbero di competenza del relativo tribunale a sensi dell’articolo 96 della Costituzione. Da ultimo, può suscitar perplessità che, a fronte di gravi e reiterate violazioni delle leggi vigenti sulla immigrazione, invece di individuare e processare scafisti e trafficanti, si ipotizzi l’incriminazione di un ministro per un atteggiamento, criticabile fin che si vuole, ma che fa parte di un accordo approvato dal Parlamento sovrano.

Ancora una volta, siamo di fronte al postino che morde il cane. Poi c’è stato l’intervento del presidente della Camera. Un intervento squisitamente politico, che si sovrappone in modo improprio alle prerogative del ministro, il quale se ne assume, appunto, la responsabilità politica. Fico si è giustificato invocando la libertà di parola e i principi umanitari. Sarà.

Ma di questo passo, se ognuno dice la sua, non si sgretola solo la maggioranza: si sgretolano il Paese e le sue istituzioni. In questa confusione c’è, infine, un convitato di pietra, che, come il marmoreo Commendatore del Don Giovanni può trascinare nell’abisso ministri, governo e anche la legislatura. Il Presidente Mattarella ha già contribuito a risolvere un caso analogo poco tempo fa. Un po’ per deferenza, un po’ per buona volontà, un po’ per quieto vivere, l’intervento è passato senza grosse polemiche, suscitando anzi un sollievo compiaciuto.

Ora però il caso è diverso. Il ministro Salvini, che certo non avrà dimenticato il precedente, ha già detto che stavolta non cederà. Il che significa che nea. nche la più serrata “moral suasion” potrebbe fargli cambiare idea. Naturalmente, poiché la politica è l’arte del possibile, può darsi che Salvini la cambi “in limine vitae”, per evitare cioè la morte del governo, e forse della legislatura. Ma potrebbe anche tener duro e, nel caso estremo, dimettersi.

Un’ipotesi che potrebbe esser favorita dalla tentazione di monetizzare l’enorme consenso di cui, almeno per ora, il ministro pare godere. Sono valutazioni complesse, di cui pensiamo, e speriamo, tengano conto tutti. Persino i magistrati.
Carlo Nordio

Spread e pensioni. La versione di Pennisi (da leggere)

L’ipotesi di un progetto di contributo triennale di solidarietà è ammissibile solo in caso di grave crisi finanziaria. E per questo la differenza di rendimento tra titoli di stato sale. L’analisi dell’economista Giuseppe Pennisi

La mattina del 18 agosto, la prima notizia finanziaria che gli italiani hanno letto è parsa avere il sapore di un paradosso: debito pubblico in calo, ma investitori stranieri in fuga dai nostri titoli di Stato e spread in aumento. L’apparente paradosso è in parte spiegato dalla tragedia del Ponte Morandi a Genova e dalle reazioni di molte parti in causa, non sempre ispirate alla dovuta compostezza nella gravità del momento. C’è, però, una determinante che innervosiva cittadini, operatori ed investitori, e muoveva lo spread al rialzo, prima della tragedia di Genova: il modo caotico, per utilizzare un vocabolo gentile, con cui l’esecutivo sta gestendo il tema delle pensioni. – ...continua a leggere l’articolo

Pensioni, il governo fermi questa giostra e apra il confronto con le parti sociali

Il commento di Giorgio Ambrogioni, Presidente CIDA, la Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità. Formiche.net – 14.08.2018
La polemica sulle pensioni non sembra affievolirsi, ma oltre a rivendicare le proprie ragioni, forse è giunto il momento di fare un primo bilancio e chiedere una pausa di riflessione. E partendo dall’unica cosa certa: il progetto di legge di revisione dell’attuale meccanismo di calcolo degli importi pensionistici, redatto e depositato il 6 agosto dal governo. Occorre però una premessa: il documento in questione è il risultato concreto di un’incessante campagna mediatica – partita già in periodo pre-elettorale e rafforzatasi in vista della pausa estiva del Parlamento – indirizzata al cosiddetto ‘superamento’ della legge Fornero e al ripristino di una presunta iniquità del sistema previdenziale vigente.  – …continua a leggere l’articolo…

Il Taglio dei vitalizi

…lettera aperta…

In questi giorni il Consiglio di Stato, con apprezzata tempestività, ha fornito alla Presidente del Senato Elisabetta Casellati il richiesto parere circa la riforma dei cosiddetti vitalizi spettanti ai parlamentari cessati dal mandato.

E’ da constatare, innanzitutto, la coraggiosa coerenza della Presidenza del Senato che,  di fronte alla richiesta di applicare una “giustizia sommaria” contro gli ex-parlamentari, ha saputo e voluto affrontare l’argomento nel rispetto delle leggi in vigore (siamo cioè arrivati al punto che bisogna avere  coraggio per dire la verità e agire  rispettando le regole). Oggi, infatti, si è orgogliosi di essere ignoranti, perchè non solo non si sa (normale e logico per i nuovi arrivati), ma si desidera non sapere (l’arroganza ha sostituito la ricerca del sapere, la voglia di conoscere, l’umiltà dei capaci) per timore di legarsi al passato e soprattutto poter risolvere (?) i problemi con assoluta discrezionalità e senza vincoli.

Il Consiglio di Stato ha chiarito, risolvendo alcuni dubbi interpretativi, che i “vitalizi” si possono, nel rispetto di alcune regole e principi, tagliare e ridurre e che gli Organi interni di Camera e Senato possono decidere sull’argomento (non è indispensabile, cioè, una legge).

Il Consiglio di Stato, però, ha detto anche molte altre cose. In particolare che: -le decisioni degli Organi interni del Parlamento sono equiparabili a leggi ordinarie e quindi sottoposte al giudizio di legittimità della Corte Costituzionale (ultimo baluardo ad ogni tipo di abuso o arbitrio); -i tagli devono essere temporanei, collegabili a situazioni dimostrabili di contingenza e eccezionalità, basati su criteri di ragionevolezza e proporzionalità, non arbitrari o variamente discrezionali ( non, cioè, “punitivi” per un servizio svolto). I “vitalizi” (quelli vecchi, perché dal 2012 sono stati aboliti) si possono, perciò, ridurre bilanciando sia il rispetto delle regole in vigore al momento della loro maturazione sia ogni altro rilevante principio costituzionale (solidarietà, equità, ecc.). Il Consiglio di Stato, quindi, da una parte ha dato il “via libera” ai tagli, fissando principi e paletti da rispettare, dall’altra ha reso evidente l’arbitrarietà della decisione già presa dalla Camera.

Ma questo non è tutto, perché se passasse il principio (finora mai applicato) che si possono ricalcolare col sistema contributivo (sulla base, cioè,  dei contributi effettivamente versati) le pensioni  già in  erogazione  (calcolate come percentuale degli ultimi stipendi percepiti) nessuno degli attuali pensionati  potrebbe essere tranquillo. Dopo le prime ore di grande allegria per i tagli dei “vitalizi” dei parlamentari, infatti,  tutte le pensioni in erogazione sarebbero modificabili, perché sono tutte “vitalizi”(calcolate, cioè, sulla base degli ultimi stipendi percepiti). I dipendenti pubblici (infermieri e insegnanti in particolare) andati in pensione dopo 19 anni di contributi e percependo subito la pensione, gli artigiani, i commercianti, i coltivatori diretti, i dipendenti privati non godono certamente della pensione sulla base dei contributi versati. Risulta che per pareggiare entrate e uscite (contributi e pensioni) servirebbe come aliquota contributiva: il 36% per i dipendenti privati, il 60% per i pubblici, il 33% per gli artigiani, il 21% per i commercianti, l’80% per gli agricoltori, il 10% per i professionisti. Rischiamo, perciò,  per prendersi una bella soddisfazione (fare, cioè, un dispetto agli ex parlamentari), farsi molto male. Senza contare, infine, che in futuro il parlamentare lo potrà fare o il disoccupato (non ha niente da perdere, ma tutto da guadagnare) o chi se lo potrà permettere per propri e rilevanti redditi o patrimoni (un’altra categoria sarà quella che in vari modi dovrà arrangiarsi, pensando anche al proprio futuro). Proprio come prevedeva lo Statuto Albertino del 1848 che fissava gratuito il mandato parlamentare , a completamento del fatto che votava solo chi aveva un certo reddito (il 2% della popolazione). Se è questo che si desidera, saremo accontentati, ritornando a prima del 1911. Quell’anno, infatti, permettendo a tutti di votare ed essere eletti furono previste le indennità anche differite (i “famigerati” vitalizi).

Vogliamo o no, finalmente, accorgersi che è in corso un feroce attacco alla politica, anche a quella Buona, che tutela i più deboli, la qualità dei servizi pubblici, contro abusi e soprusi. Quando saremo consapevoli, sarà, però, forse troppo tardi.

Luciano Falcier ex parlamentare

La leggenda delle Pensioni d’oro

di STEFANO LORENZETTO/L’Arena 15.07.18

L’ARENA/Controcronaca – Come è nata la leggenda delle pensioni d’oro. Da un titolo, comparso nel 1974 su un giornale del pomeriggio per censurare uno scandalo, si è arrivati alla caccia alle streghe di oggi. Brutta faccenda quando lo Stato si rimangia i patti stipulati con i cittadini.

(Il testo integrale lo trovate nella Sezione “Documenti” con data 15.07.18)

 

Articolo “pesante” di Vittorio Feltri

Il ministro del Lavoro è solo un magliaro

VITTORIO FELTRI
Di Maio ce l’ha a morte coi pensionati e li vuole punire, tagliando loro gli assegni mensili. Coloro che incassano più di 4000 euro saranno massacrati.

Non importa se essi abbiano pagato contributi cospicui per anni. Vanno strangolati, punto e basta. L’odio sociale suggerisce al menestrello del lavoro (le fatiche del quale egli ignora non avendo mai avuto un impiego) di azionare la livella e di piallare il reddito di chi è andato a riposo dopo anni di sacrifici e di versamenti.

La logica del provvedimento, che castiga in modo inverecondo coloro che in vita hanno sborsato fior di quattrini per garantirsi una vecchiaia serena, sfugge a chiunque dotato di buon senso, ma tant’è. Di Maio è un guappo di cartone e intende recuperare denaro dalle persone oneste che nella loro carriera professionale si sono comportate onestamente per dare il reddito di cittadinanza ai suoi compari fannulloni, gente che detesta impegnarsi in fabbrica o in ufficio e pretende di campare a sbafo grattandosi il basso ventre.

Mi dispiace che Salvini annuisca davanti all’ipotesi di penalizzare individui perbene a vantaggio dei lazzaroni incapaci di svolgere qualsiasi attività nel mondo della produzione. Non parlo per me: sono in grado di tirare avanti egregiamente benché mi si riduca la quantità di grano spettantemi per contratto. Grazie al cielo, e a me stesso, sgobbo oggi, che ne ho 75, come quando ne avevo 40, per cui non morirò di fame, il che mi consente di spennacchiare il bulletto terrone, tuttavia sono addolorato al pensiero che tanti colleghi meno fortunati di me si trovino, causa il pistolino addirittura promosso vicepremier, in gravi difficoltà economiche.

Segare le pensioni è una operazione da vigliacchi degna dei napoletani esperti nel gioco delle tre carte, nel quale vince sempre il farabutto di turno iscritto al Movimento cinque stelle con la vocazione del magliaro. Non auguriamo a Giggino di sparire dalla scena politica. Ci rimanga pure e seguiti a riscuotere l’indennità prevista per i deputati, ma a tempo perso vada tranquillamente a fare in culo, esercizio per il quale mi sembra particolarmente predisposto.
© riproduzione riservata.

Continuano le FAKE NEWS di BOERI

Tito Boeri (TB)  instancabile, continua a “dare i suoi numeri”. L’ha fatto anche stamattina, alla Radio del SOLE24ore (ore 8.15 circa).

C’è chi continua a dargli spazio (ex quibus, anche Giannino) e credito. Non certamente NOI LEONIDA, che crediamo ai numeri di Brambilla e non a quelli del bocconinano che, da anni, ripete sempre la stessa cantilena.

Una cantilena “politica”, mentre TB dovrebbe svolgere il suo ruolo, quello tecnico di Presidente dell’INPS, fino al 31/12/2019. E, da tecnico, dovrebbe SPIEGARCI IL PERCHÈ dei DEFICIT INPS 2015-2016-2017 e dovrebbe SPIEGARCI QUALI MISURE “TECNICO-GESTIONALI” abbia messo in atto, in questi anni, per ridurre i costi del pachiderma INPS.

No, TB si rifiuta di farlo e parla “da politico”. Ma, se voleva far politica, avrebbe dovuto candidarsi, con il PD o con i  5S, viste le affinità di pensiero….. !!!!!!

(Lenin)

Bufale previdenziali di Di Maio

Le “Bufale previdenziali” dela vice Presidente del Consiglio dei Ministri nonché Ministro del Lavoro Signor Di Maio Luigi

Che Di Maio sia un ignorante non solo in geografia è noto a tutti; che sia un analfabeta nel settore previdenziale lo stiamo scoprendo per le sue reiterate e cervellotiche affermazioni: qualche mese fa voleva recuperare dal taglio delle pensioni cosiddette d’oro qualcosa come 12 (dodici) miliardi, qualche giorno fa, bontà sua, si è limitato al recupero di un solo miliardo postando su twitter“vogliamo finalmente abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4-5 mila euro per tutti quelli che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto ad un importo così alto. Grazie al miliardo che risparmieremo potremo aumentare le pensioni minime a quei tre milioni di italiani che non hanno neppure i soldi per fare la spesa.”

Ma è realistica questa previsione? Si tratta di una bufala mediatica se è vero che i percettori di pensioni superiori a 5.000 euro lordi mensili sono poco più di 120 mila per cui il risparmio stimato sarebbe di 210 milioni (dati ISTAT- Franco Mostacci).

Secondo un’altra simulazione di “Tabula” (società di ricerca di Stefano Patriarca) il risparmio sarebbe di soli 115 milioni essendo circa 30.000 i percettori di pensioni superiori a 5.000 euro.

Altra smentita arriva da Alberto Brambilla, uno dei maggiori esperti previdenziali italiani, secondo cui “il risparmio si aggirerebbe fra i 115 e i 150 milioni; stiamo parlando di circa 26 mila contribuenti con oltre 5.000 euro al mese di pensione” anche perché aggiunge “ come otteniamo il taglio? Si fa con il ricalcolo contributivo,ma con quali coefficienti? Si rischia una modalità arbitraria che apre la strada all’incostituzionalità e a migliaia di ricorsi che lo Stato perderebbe di sicuro.”

Ed aggiunge “meglio che Di Maio si occupi di cose più urgenti, c’è un Paese da far  ripartire.”

Ma non basta.

Mentre nel contratto elettorale Lega-5 Stelle si parlava di un taglio delle pensioni d’oro superiori ai 5.000 euro netti mensili,ora l’ineffabile ministro del lavoro fa riferimento alle pensioni di 4-5.000 euro senza precisare se lordi o netti e soprattutto senza precisare le modalità del taglio.

Questi Robin Hood da strapazzo devono capire una buona volta per tutte che se è giusto e doveroso,per problemi di equità sociale,aiutare i pensionati veramentemeno abbienti,ciò deve avvenire non solamente a carico dei pensionati cosiddetti d’oro,ma a carico della fiscalità generale ai sensi dell’art.53 della Costituzione e quindi a carico di tutti i lavoratori attivi e pensionati a parità di reddito.

Questa proposta del ministro,inoltre,inciderebbe pesantemente sul principio dell’affidamento,cardine costituzionale dei rapporti tra Stato e cittadini e tra  i cittadini,principio che comporta un impegno prima di tutto etico e poi concreto a mantenere la parola data che lo Stato dà con atti di legge o aventi valore di legge,la cui rottura rappresenta un irreparabile vulnus allo Stato di diritto.

Non si può, quindi, che condividere sia la posizione del prof Alberto Brambilla “Di Maio si occupi di questioni più urgenti c’è un Paese da far ripartire”, sia la posizione di Vittorio Feltri “caro Di Maio studia e piantala di fare cazzate”.

Prof. Michele Poerio – Segr. Gen.le CONFEDIR – Pres. Naz.le FEDERSPeV

Aggiornamento 21.06.18: Riforma pensioni / Quota 100, il ministro Salvini: “Entro l’anno smontiamo la Fornero”

Questa mattina su Rai3 nel corso della  trasmissione Agorà , Matteo SALVINI ribadisce l’intenzione di  “smontare la legge Fornero …” , come indicato nell’articolo pubblicato su www.ilsussidiario.net  , insieme ad altri contributi su materia previdenziale.

Riforma Pensioni 2018, ultime notizie sul Governo e Quota 100: Di Maio, “finanziarla con taglio vitalizi e pensioni d’oro”. Usb attacca Inps e l’esecutivo: tutte le novità 

21 giugno 2018 – agg. 21 giugno 2018, 10.39 Niccolò Magnani www.ilsussidiario.net 

La modifica della Legge Fornero in tema di pensioni, è sempre stata uno dei “cavalli di battaglia” del nuovo governo formato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. Obiettivo, stravolgere completamente la legge, introducendo la famosa quota 100, ovvero, andare in pensione a 64 anni se si hanno almeno 36 anni di contributi (64 + 36 fa 100). Una volontà ribadita anche nelle scorse ore dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che in occasione di un’intervista rilasciata al programma di Rai Tre, Agorà, in cui ha parlato anche dei migranti e della scorta di Saviano, ha ammesso: «La riforma della Legge Fornero? Entro l’anno. Ci sono dei ministri che non hanno ancora gli uffici e quindi aspettiamo che i ministri abbiano gli uffici e poi entro l’anno si comincia a smontare la legge Fornero ripartendo da quota 100». Entro la fine del 2018 è quindi molto probabile che venga introdotta una nuova legge sulle pensioni, fra le questioni più pregnanti del nuovo esecutivo. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

 QUOTA 100 PER TUTTI MA CON MENO SOLDI? 

Come segnala il quotidiano “Avanti” il progetto per riformare le pensioni del Governo gialloverde potrebbe avere, oltre ai problemi di coperture e inserimento della misura in una Finanziaria già “pesante” per gli altri provvedimenti promessi dal Contratto (Flat tax, Reddito cittadinanza ma non solo), anche una decisa problematica per le cifre dell’assegno pensionistico stesso. La logica del Governo è infatti una Quota 100 per tutti, e non solo per commercialisti, avvocati e medici come lo è già nella legislazione di oggi: chi per va in pensione adesso e percepisce 1.289 euro di pensione, «con la quota 100 prenderebbe 1.089 euro. Inoltre, quota 100 non sarebbe conveniente per i giovani che hanno carriere discontinue», sottolinea il quotidiano socialista. Non solo, secondo gli ultimi studi del Sole 24 ore chi ha avuto carriere discontinue e attualmente ha avuto interruzioni al lavoro superiori ai 2 anni o per malattia o per cassa integrazione, con la Quota 100 rischierebbero di posticipare la pensione di almeno altri 3 anni. Insomma, la riforma Lega-M5s della legge Fornero per anticipare la pensione degli italiani potrebbe avere degli effetti collaterali non propriamente da “lasciare in secondo piano”.. 

RIFORMA PENSIONI, DI MAIO: “DA VITALIZI E PENSIONI D’ORO, FONDO PER LE MINIME” 

Nell’intervista rilasciata a Porta a Porta il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha spiegato a Bruno Vespa come intende finanziare un possibile supplemento di pensioni “minime”: il progetto lo ha presentato già ieri mattina al presidente dell’Inps Tito Boeri e sarò oggetto di discussione al prossimo Consiglio dei Ministri. «Pronto un provvedimento per creare un fondo in cui far confluire i tagli ai vitalizi e alle pensioni d’oro da destinare ai pensionati minimi. Vediamo quanti soldi recuperiamo, ma è un problema di giustizia sociale», ha spiegato Di Maio illustrando come da questo fondo sarebbe possibile coprire il necessario fabbisogno degli assegni minimi per i tanti pensionati italiani. Sul tema delle “priorità” del Governo in merito ai tanti provvedimenti lanciati nel Contratto, Di Maio ha anche spiegato che reddito di cittadinanza e flat tax, ove possibile, saranno inseriti al più presto nell’agenda politica forse già a partire dalla prossima Finanziaria. «Acceleriamo e spero di poterlo portare in legge di bilancio a fine anno», ha rilanciato il ministro riguardo la misura per la povertà messa in atto dal programma M5s. 

USB CONTRO GOVERNO E INPS 

Con una lunga nota pubblicata dalla sezione Toscana dell’Unione Sindacale di Base, i sindacati autonomi rivendicano un’azione forte e “pubblica” del nuovo Governo dopo che tutti i precedenti – secondo l’Usb – avrebbero fallito nel tentare di sistemare il nodo pensioni in Italia. «L’Unione Sindacale di Base rilancia la battaglia per la difesa delle pensioni e la previdenza pubblica, dopo anni di scellerati attacchi e di tentativi di smantellare l’INPS. Con la scusa del pareggio di bilancio in costituzione i Governi negano la possibilità di aumento della spesa sociale, questo significa che come già avvenuto nel recente passato, che ci saranno pesanti tagli alla sanità, alle pensioni, così come sarà quasi impossibile procedere alla revisione della Legge Fornero», scrive la nota pubblicata ieri in tutti circoli toscani. L’attacco è diretto all’Inps e anche all’attuale governo che dai primi provvedimenti ipotizzati non sembra convincere appieno neanche la sezione Usb dei sindacati autonomi. «L’INPS è sottoposta da tempo ad un processo di ristrutturazione che prevede esternalizzazione delle prestazioni, riduzione della possibilità di accesso da parte di lavoratori e pensionati, riduzione progressiva e sistematica degli operatori con scadimento voluto delle prestazioni ancora garantite non si sa per quanto. Si vuole spingere l’opinione pubblica verso la condivisione di una privatizzazione completa della previdenza pubblica di cui l’INPS è garante e simbolo», conclude l’invettiva l’Unione Sindacale di Base. 

 

RIFORMA PENSIONI 2018, Salvini, “priorità superare Legge Fornero con la Quota 100” (ultime notizie)

Riforma Pensioni 2018: le regole per la Quota 100 e tutte le ultime notizie. – Il “caso-Quota 37” e i lavoratori gravosi con benefici di uscita dal lavoro aon Ape Sociale.

18 Giugno 2018 – agg. 18 giugno 2018 – 20:22 Niccolò Magnani

SALVINI, “PRIORITÀ SUPERARE LEGGE FORNERO CON LA QUOTA 100”

Nel giorno in cui il Ministro degli Interni ha rilanciato, con polemica scoppiata immediata, sul tema immigrazione e “censimento rom” non sono mancate le indicazioni di priorità per Salvini sul fronte pensioni: non è il Ministro del Lavoro ma da vicepremier (e leader della Lega) prova a puntellare il programma di priorità per il governo dei prossimi mesi. In una intervista a TeleLombardia, il segretario del Carroccio ha spiegato come assieme al Ministro Bonafede (Giustizia, ndr) «faremo di tutto per rendere concreti entro quest’anno le novità sulla legittima difesa, per eliminare gli sconti di pena per reati gravi come stupro e omicidio e per un intervento fiscale, a partire dalle partite Iva. La flat tax per i cittadini probabilmente partirà dall’anno fiscale successivo». Ma la vera priorità economica viene spiegata da Salvini sul lato previdenziale: «bisogna iniziare fin da subito a smontare la legge Fornero con la Quota 100, già entro il 2018». Le polemiche delle opposizioni sugli altri fronti faranno passare in secondo piano le affermazioni sulle pensioni ma sotto il profilo politico è assai importante notare come Salvini tenga ancora – come del resto anche Di Maio su altri temi – le briglie salde all’intera maggioranza, anche se direttamente non dovrebbe competergli. (agg. di Niccolò Magnani).

SONDAGGIO: 44% VUOLE QUOTA 100

In un sondaggio pubblicato da Swg per Confesercenti il 44% degli intervistati ha dichiarato di preferire la misura del governo Conte per superare la Legge Fornero che regola di fatto il sistema pensioni in Italia. Rilanciare il piano previdenziale dei prossimi decenni è una priorità non solo del Governo, di qualsiasi colore esso sia, ma dell’intero popolo italiano che teme di non arrivare ad un assegno previdenziale nei prossimi 20-30 anni. Quasi un italiano su due dunque vorrebbe il superamento della riforma messa in atto nel 2011 dall’ex ministro del Welfare del Governo Monti: «la revisione della riforma sulle pensioni rappresenta il punto più apprezzato dai lavoratori italiani, tra quelli indicati dal Governo Lega-Movimento 5 Stelle», recita il sondaggio condotto da Confesercenti. Di Maio ora dovrà cercare di “triangolare” con il ministro Tria e il Premier Conte per trovare una soluzione rapida, tempestiva ma che possa trovare coperture e fondi “solidi” e non si debba poi rimettere di nuovo tutto in discussione nella Finanziaria successiva.

CONFSAL-UNSA CHIEDE QUOTA 100

Secondo Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa (Unione Nazionale dei Sindacati Autonomi) la Quota 100 proposta dal Governo sul fronte pensioni non solo è la strada giusta ma è quella da prendere nel più breve tempo possibile. Il motivo è semplice, ovvero tutte le possibili conseguenze in termini economici e sociali che potrebbero portare la legge Fornero ancora a pessimi “ricavi” per i pensionati italiani. «Dal 1 gennaio 2019 le pensioni saranno penalizzate dell’1,5% in meno», annuncia l’Unsa, da sempre molto critica con i governi Monti prima, Letta-Renzi-Gentiloni poi. «È uno scandalo che rischia di passare sotto traccia», sottolinea ancora Battaglia mostrando il calcolo del coefficienti di trasformazione delle pensioni, effetto poco noto della legge Fornero. Di fatto, se nulla verrà variato nella legislazione corrente e vigente, i coefficienti vengono applicati al montante contributivo, ovvero a quanto versato durante la vita lavorativa, con le perdite mostrate qui sopra da Unsa. «Un lavoratore che andrà in pensione a 65 anni nel 2019 prenderà una pensione inferiore di oltre l’1% rispetto a chi ha avuto la fortuna di ritirarsi un anno prima, mentre 70enne che andrà in pensione il prossimo anno perderà quasi il 2% sul suo assegno: dai 2.943 euro del 2018 ai 2.887 del 2019», spiega Today, riportando l’invito di Unsa e Confsal al Governo Lega-M5s di “fare presto” per non perdere altro tempo utile a cambiare le norme vigenti.

QUATTORDICESIMA, CHI RIMANE ESCLUSO?

Tutti gli importi della Quattordicesima, in arrivo a luglio per diverse categorie di lavoratori italiani, aumentano di fatto per tutti coloro che hanno un reddito non superiore a 1,5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo Pensioni. Nel dettaglio, si sta parlando di circa 9.894,69 euro: prendendo poi come riferimento le diverse precedenti fasce di anzianità contributiva per lavoratori autonomi e dipendenti, i vari importi dell’assegno pensionistico di luglio aumentano tra i 437, 546 e 655 euro. Ebbene, nei forum specifici del settore previdenziale da giorni ormai rimbalza la domanda su chi sia escluso dalla Quattordicesima pensionistica. Stando al decreto immesso nella scorsa legge di Bilancio, la misura della quattordicesima mensilità non è prevista per le pensioni che riguardano l’assegno sociale, le pensioni di guerra e l’invalidità civile.

RIFORMA PENSIONI, LE REGOLE PER ACCEDERE ALLA QUOTA 100

È tutto un parlare di Quota 100, non solo viste le parole del viceministro Garavaglia di due giorni fa, ma visti anche gli altri impegni che il Governo gialloverde ha messo in cantiere con relative coperture economiche tutte da impostare e decidere ancora. Il Ministro Di Maio avrà un bel da fare per provare a rendere effettiva la pratica del Contratto di Governo stipulato con Salvini e la Lega anche se dalle prime dichiarazioni di queste settimane iniziali di legislatura l’intenzione di insistere sulla Quota 100 sono tutte evidenti. Occorre a questo punto far capire ai lettori e ai “pensionabili” interessati cosa è dato sapere fino ad ora delle regole di accesso alla disposizione atta da Di Maio e Salvini per superare la legge Fornero. «Uscita dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva»: per ora la Quota 100 “resta” tutta qui, con regole, accordi, coperture, cifre e conseguenze ancora tutte da scrivere. Occorre ricordarlo e ricordarselo specie nel complesso mondo di annunci e slogan che tutti i partiti “adottano” nella propria comunicazione politica.

PENSIONI QUOTA 37: L’ETÀ DELLA PRECARIETÀ

Il Corriere della Sera nella sua edizione domenicale ha pubblicato un interessante studio condotto da Antonio Firinu, dell’Università di Cagliari, e Lara Maestripieri, dell’Università Autònoma di Barcelona sul problema della precarietà: la Quota citata, altro che 100 o 41 come si tratta sul fronte pensioni, è la “37” ovvero quando è stato stimato il limite tra chi si è salvato e chi no dal “mondo precario” di oggi. «Chi ha più di 37 anni sembra essersi salvato dalla crisi e dalla precarietà. Chi invece è sotto «quota 37» ha pagato a caro prezzo le conseguenze di un’economia in difficoltà e di un mercato del lavoro sempre più flessibile. È scivolato fuori dalla zona di sicurezza, quella del contratto pieno e a tempo indeterminato. Si è infilato in una selva, spesso oscura, fatta di part time involontario, cioè non chiesto ma subìto, contratti a termine, collaborazioni e lavoretti. Ed è finito nell’area del cosiddetto marginal work», spiega il collega del CorSera nel presentare lo studio dei due esperti accademici. A guardare nei documenti dello studio promosso dalla Fondazione Feltrinelli, nel 2009 i giovani tra i 25 e i 36 anni con un contratto a tempo pieno e indeterminato erano il 40,1%. Poi però nel 2016 sono precipitati al 32,3%, mentre nello stesso momento sono aumentati quelli che non hanno scelto ma dovuto accettare un contratto meno sicuro per poter entrare nel mondo del lavoro. «La deregulation ha portato a un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro che non è stato distribuito in maniera equa tra le generazioni», spiegano i due ricercatori concludendo il loro studio. Insomma, un problema sono le pensioni ma un altrettanto problema (collegato e ugualmente grave) è quello dell’ingresso in un mondo del lavoro tutt’altro che “sicuro”.

Da sito web www.ilsussidiario.net