…Tabelle e grafici aggiornati all’22 aprile 2020 ore 20:00
MEDITAZIONI sul COVID e sul POST-COVID
di Stefano Biasioli – martedì 21 aprile 2020
Per certe cose mi riconosco in quel signore che, partito come operaio in una famiglia operaia di Torino, ha finito la sua carriera come Ceo di uno dei grossi gruppi della Fiat, quello del settore agricolo.
Costui, nei vari pezzi che scrive, ricorda sempre le sue origine e la sua diffidenza contro gli attuali Ceo delle grosse multinazionali, incluse quelle della finanza e dell’informatica.
Chi scrive è invece “partito” da una famiglia della media borghesia (padre ingegnere edile e madre insegnante di lettere), devastata nel suo essere e nelle sue potenzialità dalla morte sul lavoro del padre, scomparso a 38 anni per l’esplosione di una mina. È stata definita la tragedia di Carisolo (12/10/1950): 6 morti in galleria. Papà e altri 5 poveri tecnici. Mamma è rimasta sola, con cinque figli: il più grande (il sottoscritto, di 7 anni) e il più piccolo di 7 mesi. La vita di noi fratelli è stata devastata da quella morte, per cui abbiamo dovuto lottare per avere “un posto al sole”.
Questa lunga premessa mi serve per dire che “la teoria è ben diversa dalla pratica”. In teoria, una tranquilla vita borghese per noi 5 figli. In pratica, una vita vissuta “combattendo” (costante impegno, in tutto) fino alla conquista di una “normale serenità” professionale e familiare.
TEORIA o PRATICA ?
In tempi di Covid vale di più la teoria o la pratica ?
In altri termini, dobbiamo ringraziare gli epidemiologi che sono riusciti ad impostare (dopo le ovvie incertezze iniziali di fronte ad un virus STRANO) un corretto percorso PROTETTIVO per la gente.
Isolamento del focolaio iniziale (si pensi a Vo’ Euganeo), tamponi a tutti in contatto degli infetti, percorsi chiari e separati: assistenza domiciliare per le forme minori, assistenza ospedaliera per i sintomatici più gravi.
All’interno degli ospedali, ZONE COVID e NON-COVID, potenziamento delle terapie intensive, blocco quasi totale dell’attività ospedaliera ordinaria, escluse le emergenze.
Scelte ottimali, pur nella gravità dell’infezione, causata da un VIRUS STRANO, da un virus nato “perfetto”, in grado di contagiare da subito centinaia di migliaia di persone.
A memoria personale, non ho ricordi di altre situazioni analoghe.
Invece altre parti di questa storia sono meno condivisibili: le controversie sulle terapie, apertis verbis, in TV e sui social, che dimostrano l’ignoranza della medicina attuale (quella teorica) e la pretesa di alcuni di essere i depositari della verità. Non faccio cognomi, per carità di patria. Ma la medicina accademica ne uscirà a pezzi, alla fine.
Dall’altra parte, i medici ospedalieri. Uno sforzo immenso, con una tragedia sanitaria imprevedibile: è scomparsa una piccola città italiana (ad esempio, equivalente a quella Di Legnago), sono scomparsi circa 130 medici e un numero equivalente di sanitari.
Con un carico di lavoro imponente non solo nelle terapie intensive (30% dei casi, al top della pandemia) ma anche – e soprattutto – nei reparti di malattie infettive e nelle pneumologie.
Sono stati definiti “eroi”, salvo poi aggredirli (siamo in Italia) con le solite denunce di malpratice.
Una guerra? Quasi una guerra, combattuta con armi spuntate… analoghe a quelle della spagnola del 1917.
Isolamento, mascherine, sequestro domiciliare.
Mascherine assenti o carenti (ma non dovevano esserci i magazzini pieni, alla CONSIP?); criticità analoghe per camici, guanti, disinfettanti …..
Non parliamo poi dalla scarsezza dei “presìdi medici”: dalle maschere per l’ossigeno al resto (ultravioletti, mezzi di sanitizzazione..etc. etc.).
E i farmaci contro il virus?
Nuovi farmaci, con azione tutta da dimostrare, scarsi come numero di pezzi e diffusione. Farmaci da non poter usare serenamente, per assenza di BOLLINATURA da parte della BUROCRAZIA SANITARIA, AIFA-ISS-OMS e compagnia cantando.
Sono partite delle sperimentazioni, il cui risultato sarà noto tra mesi…
E, intanto? Intanto i medici ospedalieri si sono arrangiati e – protocollo o non protocollo, farmaci label o non label – hanno usato tutto quello che avevano sottomano e che l’esperienza loro consigliava.
Benissimo fare i tamponi a centinaia di migliaia di potenziali infetti ed infettanti.
Benissimo e fondamentale. Ma, quale cura, prima -durante-dopo l’arrivo in ospedale, e il passaggio agli infettivi o in terapia intensiva (70-30% in fase critica, in Veneto) ??
Allora i medici ospedalieri, si sono ingegnati, leggendo e rileggendo la letteratura e utilizzando l’esperienza clinica come guida.
Strana, questa virosi. Una malattia multiorgano, variegata nelle sue espressioni.
Non solo grave-media insufficienza respiratoria ma anche encefalopatia, insufficienza renale acuta, patologia da coagulazione intravascolare, miocardite….
E, tutto, soprattutto, in pazienti cronici: ipertesi, cardiopatici, obesi…Maschi e donne (rapporto 3:1) soprattutto over 65 anni…
Terapie usate? Alla fine della storia, “qualcuno” cercherà di fare il riassunto dell’armamentario terapeutico usato.
Idrossiclorochina, anti-scabbia, ventilazione in posizione supina, Ivermectina; eparina; infusione di plasma dei soggetti guariti; ECMO; plasmaferesi o tecniche adsorbitive della interleukina 6…
Mentre “i teorici discutevano e allestivano protocolli a futura memoria”, la pandemia veniva curata dagli ospedalieri.
Si, DAI MEDICI OSPEDALIERI, con LA PRATICITÀ dei MEDICI OSPEDALIERI.
Gli studi controllati ci diranno quale sia il farmaco ideale, nelle forme lievi e nelle forme gravi. Ma, intanto, 45.000 persone sono guarite, con la terapia fatta ORA!
Vedremo i risultati degli studi controllati. Vedremo se ARRIVERÀ il VACCINO…
Ma ARRIVERÀ UN VACCINO ? Vi ricordo che non è mai stato “creato” un vaccino anti-HIV. E, questo virus, è un virus strano, troppo potente fin dall’inizio e molto mutante….
DOMANDE FINALI
Gli esperti nazionali ci stanno ossessionando con la possibile recidiva della virosi in autunno e con l’assenza di una persistente immunità, in chi è stato colpito in questi mesi.
Benissimo, anzi malissimo. Conviveremo con mascherina e guanti, limiteremo la nostra libertà…. ma per quanto tempo ?
E che ne sarà dell’economia italiana ?
Come faremo in autunno, alla comparsa della solita influenza autunno-invernale, a capire se saremo colpiti-ricolpiti dal Covid-19 o dalla influenza “standard”?
Faranno il tampone a centinaia di migliaia di Italiani? Torneremo a fare 70 giorni di clausura domiciliare come ora?
Illustri virologi, avete pensato a questo? Ve lo chiede un “medico pratico”, che ha passato la sua vita dai primordi della dialisi fino alle tecnologie dialitiche attuali. Sporcandosi spesso le mani, tra tubi, pompe, soluzioni dialitiche e filtri… Contento di farlo, perché sapeva di essere utile a qualcuno…
Stefano Biasioli
Primario Nefrologo, in pensione.
TABELLE e GRAFICI riassuntivi per il Veneto al 17 aprile 2020
…Tabelle aggiornate all’17 aprile 2020 ore 20:00
RIFLESSIONI sul VIRUS e sul DOPO-VIRUS
Articolo di Ettore Fasciano
Ciao TUTTI !
Questo virus è arrivato per cambiare il mondo, vedi, io sono nato durante l’ultima guerra e fin da piccolo ho sempre sentito dire che la Terza Guerra Mondiale probabilmente avrebbe decimato la gran parte della specie umana.
Penso che ci siamo arrivati e non ce ne siamo nemmeno resi conto: la differenza è che io, nella mia innocenza infantile, credevo che sarebbe stata una lotta fra qualche paese ricco, contro un altro paese ricco, alla ricerca di qualche ricchezza ancora maggiore. Che questi paesi avrebbero inventato bombe terribili e con tutta la loro forza bellica avrebbero dimostrato chi era il più forte… ho sbagliato… ho sbagliato di grosso…
Ho scoperto che il paese più forte in questa terza guerra mondiale, non è chi ha più armi da fuoco. Così come, devo dirlo, (e mi perdoni il grande Einstein), che anche lui ha sbagliato, quando ha previsto che la terza guerra mondiale sarebbe stata guerreggiata con i bastoni. Lui, ovviamente, come me bambino, pensava ad una guerra classica, con le armi, appunto, da guerra…
Il paese più forte, non è chi ha investito in forza bellica, o in armamenti nucleari. Il paese che vincerà, in questa guerra attuale, è quello che ha saputo investire nella scienza, nella salute e nella sua infrastruttura ospedaliera, perchè questo nemico non muore per un tiro di schioppo, questo nemico è invisibile.
Ma di una cosa, io avevo ragione… molti moriranno.
Questa guerra sta qui per invertire i valori. Vedi, il petrolio; se n’è abbassato immensamente il consumo; non vale quasi più niente; non è più l’oro nero, come sempre l’hanno chiamato… l’oro, oggi, è in un gel, è trasparente… e serve solo per disinfettare.
Supermercati chiusi, negozi deserti. Perché comprare, se nessuno vedrà le nuove scarpe comprate nel negozio caro, proprio nel giorno del lancio di moda della collezione autunno-inverno? Automobili nuove che non escono dai garages. Cancellazioni di prenotazioni di viaggi. La Disney ha perso il suo fascino, e il Donald (no, non Duck, questa volta è il Trump), adesso finalmente, chiede che gli americani restino in casa.
In tutte le lingue la parola più pronunciata è propro questa: “casa” … la quale acquista un nuovo significato, al di là della dimora, diventa “riparo”.
La muraglia cinese non ha impedito che il virus si espandesse. Abbiamo lasciato tutto il lavoro sul tavolo e improvvisamente, da un giorno all’altro, tutto si è femato… ho la sensazione che non mi sono salutato con nessuno…
Sarà che ho detto a tutti quanto li amo? Non so…
Questa guerra mi ha lasciato senza terra sotto i piedi. Verità tanto ovvie che appaiono e rompono ogni paradigma.
(Un amico di gioventù dei Fratelli Biasioli, a Verona).
TABELLE e GRAFICI riassuntivi per il Veneto al 14 aprile 2020
…Tabelle e grafici aggiornati all’14 aprile 2020 ore 20:00
TAB_COVID-19 in Veneto dal 3.3 al 14.4.20
PERCHÉ RINUNCIARE all’OMT della BANCA CENTRALE EUROPEA? L’analisi di Pennisi
l’articolo originale – su formiche.net – QUI
L’obiettivo che le Outright monetary transactions si pongono è quello di salvaguardare il canale di trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro, ovvero di impedire che forti tensioni sui mercati dei titoli di Stato possano portare a innalzamenti eccessivi dei tassi d’interesse, che andrebbero a influenzare banche e imprese.
Nei giorni che ci separano dal Consiglio Europeo del 23 aprile, occorre porsi due domande strettamente correlate: a) perché l’impulso fiscale espansivo che il governo sta dando all’economia ed al contrasto delle implicazioni economiche del coronavirus è così limitato (pari a molto meno dell’1% del Pil, mentre quello della Germania, ad esempio, supera il 4% e quelli di Danimarca ed Olanda il 2%); b) perché non facciamo ricorso alle Outright monetary transactions (Omt), la vera arma creata dalla Banca centrale europea (Bce) nel 2012 e che, anche se sinora non è mai stata utilizzata, la sola illustrazione della sua potenza di fuoco allora calmò i mercati e fece scendere gli spread?
La risposta consueta al primo interrogativo è che il peso del nostro debito pubblico (136% del Pil) non ci consente manovre come quelle di Germania, Danimarca ed Olanda i cui debiti pubblici sono pari al 59%, 33% e 49% dei rispettivi Pil. Non sono i “vincoli” dei trattati e degli accordi intergovernativi ad impedirlo (sono stati – come è noto – “sospesi” a ragione della pandemia) ma il timore delle reazioni dei mercati (collochiamo un terzo del debito pubblico all’estero) che potrebbero chiedere rendimenti molto elevati oppure forzarci ad una ristrutturazione del debito. Non siamo in una situazione come quella del Giappone il cui debito pubblico è collocato tutto all’interno. Ove uscissimo dall’eurozona non solo tutti gli italiani subirebbero, come nel settembre 1992, una perdita del 30% dei loro redditi e del loro capitale, ma il collocamento dei titoli diventerebbe arduo.
Le Omt, di cui non parlano né governo né opposizione, potrebbero servire a darci una maggiore capacità per rispondere alla profonda recessione che si prepara e, soprattutto, per delineare un futuro migliore per i nostri figli e nipoti. L’obiettivo che le Omt si pongono è infatti quello di salvaguardare il canale di trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro, ovvero di impedire che forti tensioni sui mercati dei titoli di Stato (ossia i mercati del debito sovrano) possano portare a innalzamenti eccessivi dei tassi d’interesse, che a loro volta impedirebbero alle banche ed alle imprese di finanziarsi a condizioni finanziariamente sostenibili e accelererebbero la spirale recessiva del Paese interessato, fino all’eventuale default. Politicamente, poi, le recessioni sono tradizionalmente associate a svolte autoritarie che possono minare il tessuto dell’Unione europea (Ue).
Le Omt consistono nell’acquisto diretto da parte della Bce di titoli di Stato a breve termine emessi da Paesi in difficoltà macroeconomica. La situazione di difficoltà è identificata dal fatto che il Paese abbia avviato un programma di aiuto finanziario o un programma precauzionale con il Meccanismo europeo di stabilità (Mes). La data di avvio, la durata e la fine delle Omt sono decise dal Consiglio direttivo Bce in totale autonomia e in accordo con il suo mandato istituzionale. Le Omt pongono l’accento sui tassi a breve termine e in particolare sui titoli sovrani con scadenza compresa tra uno e tre anni. Non ci sono limiti ex ante all’ammontare complessivo delle Omt.
La principale peculiarità di queste operazioni è che con esse l’unione monetaria si è impegnato a ricevere lo stesso trattamento di un qualsiasi creditore privato, ottenendo uguale remunerazione e non potendo vantare alcuna priorità in caso di ristrutturazione del debito. La liquidità immessa nel mercato a ragione dell’acquisto dei titoli di Stato sarà pienamente sterilizzata, cioè riassorbita (ad esempio vendendo altri titoli) per evitare che queste operazioni interferiscano con la politica monetaria che mira a controllare il tasso di inflazione. La Bce si impegna a pubblicare mensilmente l’ammontare delle Omt effettuate, disaggregate per Paese e il valore di mercato delle attività acquisite.
Si potrà dire dato che per usufruire delle Omt occorre “passare” per il Mes si rischia uno stigma ed una perdita di sovranità in materia di politica economica. Si potrebbe, però, varare un programma di risposta alla recessione simile a quello tedesco, effettuando in parallelo un riassetto strutturale. Occorre pensare che il riassetto dell’economia italiana è doveroso non solo per gli impegni assunti quando entrammo nell’eurozona e da allora ribaditi in più occasione ma essenziale per dare un futuro alle nuove generazioni. La politica dovrebbe percepire la rabbia dei giovani per la crescente consapevolezza del fardello del debito che i baby boomers (ormai anziani) hanno posto sulle spalle dei millennials e di coloro nati un paio di decenni prima.
Ricordiamoci il caso delle linee di credito del Fondo monetario internazionale (Fmi), di norma varate per evitare crisi di breve termine e con condizionalità tarate a questi obiettivi. Interessante il prestito stand by all’Italia del 1974, fortemente voluto nel nostro Paese dal ministero del Tesoro
(allora guidato da Emilio Colombo) e dalla Banca d’Italia (allora governata da Guido Carli) perché le condizioni relative alla finanza pubblica avrebbero impedito quella che sarebbe stata una crisi della bilancia dei pagamenti e del tasso di cambio della lira. Una svalutazione, al pari di tutte le svalutazioni, avrebbe causato perdite (di reddito e di capitale) soprattutto alle fasce più deboli.
Anche la Banca mondiale ha esteso linee di credito all’Italia (in effetti alla Cassa del Mezzogiorno principalmente per l’acquisto dall’estero di macchine utensili e componenti per la produzione industriale) sino al 1964; ciascuna linea di credito era accompagnata da condizioni relative non solo alle modalità per gli appalti, ma anche all’utilizzazione del finanziamento e ad impedire infiltrazioni non desiderate e non desiderabili. La Banca esercitava un’attenta vigilanza. Grazie a questa condizionalità, “la Casmez – sostiene Amedeo Lepore nel libro “La Cassa per il Mezzogiorno la Banca mondiale. Un modello per lo sviluppo economico italiano” Rubettino, 2013 – è stata molto di più di una intuizione felice. Un modello per lo sviluppo realizzato grazie a un impianto studiato nei minimi particolari, concordato e promosso anche dalla Banca mondiale”. Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso gareggiava per efficienza ed efficacia con la banca di sviluppo tedesca Kreditanstalt für Wiederaufbau, oggi in prima linea per incanalare i 550 miliardi di euro di finanziamenti e garanzie messe a disposizione dal Governo tedesco per sostenere imprese grandi e piccole nella crisi del coronavirus.
Certo per chiedere gli Omt ci vuole coraggio. Non mi sembra, però, che Don Abbondio sia ricordato come un condottiero di vittoriose battaglie e guerre.
A FUTURA MEMORIA
Non è ancora il momento di “fare i conti”, con le responsabilità della politica nei confronti della esplosione in Italia del Covid-19.
Non lo è ancora, perché siamo a metà del guado e perché in mezza Italia la virosi non è ancora arrivata al culmine.
Ma alcuni punti fermi vanno messi fin da ora.
1) Nei fatti, in ITALIA non esiste un SSN (servizio sanitario nazionale) ma esistono diciannove SS regionali (+ i 2 provinciali di TN e BZ), come è dimostrato dalla netta diversità dell’ incidenza della virosi tra le diverse regioni, a parità di abitanti. Ossia dell’indice di morbilità per milione di abitanti.
Su questo, ad esempio fanno testo le bellissime tabelle pubblicate per più e più giorni dal giornate La VERITÀ, su dati provenienti dalla Protezione Civile, dati raramente ripresi da altri quotidiani.
Il SSN è unico solo perché il 99% della spesa sanitaria nazionale proviene da Roma, essendo fissata dall’annuale legge di bilancio.
2) Anche la mortalità causata dal COVID-19 è largamente diversa da regione a regione. Ma, di questo, parleremo in un altro articolo.
….Continua a leggere → Art_Stefano Biasioli_A FUTURA MEMORIA 13.4.20
DENTRO ai NUMERI del COVID-19 in VENETO
Da settimane il buon Luca Zaia, Governatore del Veneto, tiene una conferenza quotidiana sull’andamento della pandemia, in regione Veneto.
Lo abbiamo ammirato per la costanza e l’impegno quotidiano posto in questa vicenda. È l’emblema della tenacia veneta, nelle avversità.
Luca Zaia, alle ore 12,30 di ogni giorno, sforna i dati e alcune tabelle sull’andamento della virosi, a beneficio dei giornalisti.
Noi dell’APS-LEONIDA, come formichine, abbiamo incasellati tanti numerini e abbiamo elaborato grafici quotidiani, mettendoli a disposizione dei nostri pensionati iscritti.
Con rammarico, però, dobbiamo dire che alcune informazioni importanti non sono state date alla stampa, che nemmeno le ha richieste.
Cercheremo di darle noi.
Ad oggi, il CONTAGIO VENETOper MILIONE di ABITANTIè stato pari ad un valore medio di 2.667 infettatiogni milione di abitanti, con valori massimi a Verona (3.335) e Padova (3.272) e minimi a Rovigo (1.064).
Perché queste differenze? In attesa che gli “scienziati” rispondano, una qualche idea, forse non peregrina, ce la siamo fatta.
Ancora.
In ospedale sono entrati(finora) circa 2.200 persone infettate, con sintomi gravi. Talmente gravi che, nei giorni iniziali, il 30% di esse(circa) finiva in rianimazione. Il top dei ricoveri si è avuto il 31 marzo (2.084 pazienti), ma – in quel giorno- “solo” il 16,8% di essi era in terapia intensiva (352).
Da allora, il numero dei ricoverati si è progressivamente ridotto, fino al valore odiernodi 1.778. Ma il dato significativoè rappresentato dal valore attualedeiricoverati in terapia intensiva, 257, pari al 14,45% del totale. Da ben 17 giorni questa percentuale è in netta riduzione.
Considerazione banale. Dopo la “botta iniziale”, i sanitari veneti sono stati in grado di ripartire in modo ottimale i pazienti, in base alla gravità del quadro clinico. Bravi!
Come ottimale è stato il percorso sanitario venetoarticolato in: follow-up domiciliare(18.567 isolati),screening separato(all’entrata dell’ospedale), aree- percorsi Covide non Covid, ospedali Covid, assistenza adeguata.
Per non parlare dell’uso massiccio dei TAMPONI(180.700 ad oggi) e della decisione rapida di blindare VO’ Euganeo, all’origine del fattaccio.
Molti i morti, purtroppo: il 5,99% degli infettati, includendo le persone decedute nelle case di riposo.
MOLTE RISPOSTE DOVRANNO ESSERE DATE.E, con calma, le richiederemo.
Quale è stata la mortalità delle persone in terapia intensiva? Quante comorbidità avevano?
Quali sono state le scelte terapeutiche “ottimali”, pur in assenza di protocolli scientifici autorizzati e validati?
Quanti ricoverati in terapia intensiva hanno effettuato terapia sostitutiva extracorporea, per un quadro di insufficienza multiorgano?
Tutti i guariti saranno monitorati nei mesi a venire e come? Con tamponi o con test anticorpali?
Quando i veneti “apparentemente sani” potranno verificare con test personali (anche a pagamento) se sono o non sono immuni contro questo maledetto virus cinese?
Sono domande cruciali.
Ma dalle risposte relative dovrà nascere un nuovo piano sanitario veneto, in grado di affrontare non solo le code di questa pandemia, ma anche le prossime pandemie, che ci saranno ancora, se non cambieranno le condizioni igieniche dei mercati cinesi.
Stefano Biasioli
Primario Nefrologo in pensione
TABELLE e GRAFICI riassuntivi per il Veneto al 08 aprile 2020
…Tabelle e grafici aggiornati all’8 aprile e ulteriori grafici del 9 aprile 2020 ore 20:00
L’EUROPA L’UTOPIA E I SUOI NEMICI
di Vincenzo Olita – testo su societalibera.org
Tanta e opportuna l’aspettativa per un’affascinante realizzazione che abbiamo accarezzato fino al primo quinquennio del nuovo secolo: l’Unità europea. Iniziò a svanire con l’introduzione dell’euro per poi evaporare del tutto con la crisi finanziaria 2007-2009. Quasi un ventennio, dapprima di delusioni e scoramento, poi man mano di forte ripensamento, infine la presa d’atto del tramonto di un progetto. Non ripeteremo la storia della crisi dell’Unione, dei suoi pochi nemici e dei suoi tanti amici, non faremo una stanca e ripetitiva elencazione di appuntamenti mancati, di inesistenti strategie, di fantasiose visioni, di ennesime occasioni da cogliere, che non sono state e non saranno colte.
Da qualche anno e del tutto fuori tempo, ma coscienti che non hanno ancora raggiunto il giusto grado di maturazione, abbiamo segnalato la crisi irreversibile delle tre grandi istituzioni-apparati che hanno caratterizzato il dopoguerra: l’ONU, la Nato e l’Unione europea. Il conformismo dei replicanti del politichese individua come portatore di pericolo il sovranismo del profeta Salvini e dei suoi seguaci, buono come propaganda per la lotta politica interna, del tutto irrilevante e modesta come analisi dello scenario geopolitico. Il sovranismo italiano non è in grado di condizionare nulla e nessuno, allo stesso tempo, ci piacerebbe vedere i fideisti europei realizzare che, specie in tempi grossi di tempesta, il sovranismo si espande e attiene ad ogni nazione con la virulenza e la velocità di un virus. Così non sarà, del resto il fideismo si coniuga compiutamente con congetture e certezze incrollabili.
Questo è il tempo in cui si ripete il mantra, nella versione Bergogliana, nessuno si salva da solo, da un Papa forse sarebbe più significativo, almeno per i credenti, ascoltare “nessuno si salva senza affidarsi al Signore”, ma non sarebbe politicamente corretto come: è una battaglia comune, una sfida da vincere insieme, nessuno vince da solo; slogan usati, apparentemente, in fraternità e disinteressata amicizia, di fatto utilizzati con due interessate finalità. Lo usano tutti contro tutti, Stato contro regioni, regioni verso comuni, protezione civile verso comuni e regioni, per affermare l’insostituibile ruolo svolto da ognuno. Eppoi quale migliore occasione per diffondere fede a pieni mani verso l’Unione europea, offuscando ad arte la sua sterile complessità.
Le vergini della confraternita europeista, da un lato, ancora una volta mostrano ipocriti stupori e sconcerto, degni della miglior satira di Giovenale sul comportamento di un’adultera, dall’altro, con il nessuno vince da solo recuperano l’immagine di un’indispensabile centralità della costruzione europea. Sono al marketing politico, ma noi ci chiediamo: Città-Stato come Singapore e Monaco, Paesi come Regno Unito, Norvegia, Svizzera e centinaia d’altri, fondamentalmente soli, come faranno a salvarsi? Si salveranno, certo si salveranno. Ad indicarcelo è la storia dell’umanità che, dopo aver subito decine e decine di pestilenze, ricordiamo solo quella del 1347-1353 che causò 20 milioni di morti, circa un terzo della popolazione europea, ha trovato sempre come riprendere con maggiore spinta il suo cammino.
Questo europeismo invece è avviato alla consunzione per propria inconsistenza, va esaurendosi in estenuanti e perpetue liti da condominio su interessi essenzialmente finanziari; su queste basi, almeno la Storia non lo ricorda, non fioriscono né sogni, né utopie capaci di scaldare cuori e ragione dei popoli. Così non è stata la storia di questo continente il cui divenire ha seguito sì interessi legati allo sviluppo economico e commerciale, affascinando e coinvolgendo però uomini e donne in concrete aspettative, raggiungibili mete ed elevate aspirazioni, che nel corso dei secoli hanno rappresentato il cordone culturale che ancor oggi riconosciamo come l’essenza, ma vissuta dalla politica come obsoleta, dell’Europa.
Già l’Europa delle grandi cattedrali, dalle francesi Chartres e Reims, alle inglesi Canterbury e York, alla spagnola Burgos, alla tedesca Colonia, all’italiana S. Pietro, all’austriaca Stephansdom, all’ungherese Chiesa di Mattia. L’Europa dei liberi pensatori, Platone e Cicerone, Ildelgarda di Bingen e Bernardo di Chiaravalle, Erasmo da Rotterdam e Macchiavelli, Locke e Kant, Stuart Mill e Marx, Nietzsche, Gramsci e Popper per non citarne altri.
Già l’Europa con il Cammino di Santiago e le sue decine di diramazioni e la Via Francigena, internazionali autostrade medievali percorse dalle popolazioni europee senza passaporti né confini. A pensarci, forse sentimenti ed emozioni per un’idea di Europa come Patria non sono mai stati così lontani come oggi.
